«
Voi sapete che le norme generali di tutti gli allenatori del mondo più o meno usano sempre le stesse formazioni, cioè: il 4-5-1 o il 4-4-2. Io invece uso una cosa diversa: 5-5-5». Con questa rivoluzionaria tattica,
Oronzo Canà, mitico allenatore della neopromossa Longobarda, si consegnò all'immortalità calcistica. Anche per questo motivo e non solo come recita la motivazione ufficiale «
per aver descritto vizi e virtù del calcio italiano nei due film interpretando in modo ironico, divertente e passionale il ruolo di trainer di una squadra di calcio, non solo guida tecnica di una squadra, ma gestore di uomini e di stati d’animo» l'Assoallenatori, quella vera, ha deciso di riconoscere a Lino Banfi il
patentino ad honorem.
Nell'epoca del dibattito sulla caratura europea del 3-5-2, della percorribilità del "444" o di chi rappresentava l'esigenza di dover muovere il quattro giusto («
Ma diglielo che è determinante, domani. Ha fatto dodici partite, quattro quattro quattro»; «
Una la smuove, ma quella che comincia per "V". Sì, lo devo sentire. Non ti preoccupare, ha capito come si cammina: è un ragazzo intelligente, ha capito...») , il modulo della Longobarda rimane ancora oggi una perfetta sintesi del calcio totale, con gli attaccanti che difendono (in questo è chiaro a chi si ispirò Marcello Lippi) e con la previsione degli inserimenti di centrocampisti e difensori.
Qualcuno lo aveva «
preso per un co...», e invece è tecnico più apprezzato (e credibile) di chi in modo autoreferenziale va affermando di essere «
tra i più bravi allenatori d’Europa…»
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