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Attualità di G. FIORITO del 09/06/2014 13:52:35
Mondiali 2014_ Il Cristo redentore

 

Nel 1850 o giù di lì padre Pedro Maria Boss ebbe l’idea di edificare un grande monumento religioso a Rio, ma la principessa Isabella non fu lieta di finanziare l’opera. L’Arcidiocesi di Rio non si arrese e nel 1821 istituì la Settimana del monumento, un’iniziativa dedicata alla raccolta di fondi per l’allestimento di una costruzione che attraverso la rappresentazione della croce diventasse simbolo cristiano. Fu scelto il progetto dello scultore francese Paul Landowsky e dal 12 ottobre 1931 la statua del Cristo Redentore dell’umanità campeggia sul monte Corcovado a 700 m s.l.m., non più simbolo del mondo cristiano, ma dell’intera città di Rio de Janeiro, come la Torre Eiffel lo è di Parigi, il Tower Bridge di Londra e il Colosseo di Roma.
Secondo Tuttosport (Link), l’Arcidiocesi di Rio sarebbe proprietaria dei diritti morali e materiali sulla statua e avrebbe fatto pervenire in Rai attraverso l’avvocato Alessandro Maria Tirelli una notifica della richiesta per un indennizzo tra i 5 e i 7 milioni di euro. Motivo lo spot sui mondiali (Link) nel quale un gruppetto di ragazzini giocano a calcio in un campetto improvvisato e siccome finiscono per buttarla dentro quelli con la maglia azzurra, compare il Cristo Redentore vestito con la maglia n. 10 della nazionale italiana. La batosta delle critiche più pesanti arriva direttamente dal “padre” della Clericus Cup, il campionato che si gioca tra preti e seminaristi del Vaticano, il quale ha tuonato: “In un tempo in cui i valori religiosi sembrano diventati quasi insignificanti e tutto è diventato commercio, è giusto che si faccia sentire l’indignazione anche con un atto di forza” (Link).
L’avvocato Tirelli ha spiegato al quotidiano brasiliano O Globo, con una similitudine assai colorita, che si tratta di un insulto a un simbolo nazionale, “come se per pubblicizzare un programma, la tv brasiliana utilizzasse le ballerine di samba insieme ai gladiatori del Colosseo”.


Lasciando stare i gladiatori, che forse non se la sentirebbero di avere qualcosa da ridire, la mente corre inesorabilmente a Suor Cristina Scuccia, fresca vincitrice della seconda edizione del Talent Scout “The voice”, con i complimenti di Alicia Keys e Whoopy Goldberg, la protagonista di Sister Act. Poi da una cavità recondita della memoria si affaccia l’immagine di Ronaldo, non quello che si è portato a casa quest’anno il Pallone d’Oro, ma quello che giocava nell’Inter, quando aveva ancora le sembianze di un calciatore e in un altro spot assumeva l’atteggiamento che rimanda alla statua di Rio (Link), mentre i piedi a mo’ di X-Man gli si foderavano con i pneumatici di un noto sponsor nerazzurro. Quello che oggi distribuisce le gomme in F1 e che continua a costituire l’asse portante dell’amicizia tra l’ex presidente di Telecom e l’attuale presidente della Ferrari.

Un paio di anni fa un altro famoso sponsor avrebbe sborsato la ragguardevole cifra di 700.000 euro per far vestire le proprie magliette al Cristo Redentore, ma gli fu risposto picche. Anche Super Mario Balotelli non ha resistito e prima di volare in Brasile ha indossato virtualmente i panni che furono di Ronaldo per un buon auspicio (Link).

Dura lex, sed lex. Se esiste davvero il perdurare di un diritto sull’immagine del Cristo Redentore, la Rai ha peccato di scarsa professionalità, non avendo fatto effettuare i dovuti controlli prima della messa in onda dello spot.
Qualora l’Arcidiocesi l’avesse vinta, la cifra dovrebbe andare in beneficenza, ma sa di amaro la vicenda, incastonata nelle polemiche di un Brasile da mondiale double face, patinato in copertina per celare il diritto calpestato di molti ad affrancarsi dalla povertà.
Il Cristo Redentore, sebbene a forma di croce come l’iconografia classica suggerisce, non sembra rimandare a un’idea di sofferenza, né di abbandono rassegnato a una volontà prestabilita. Egli apre le sue braccia per accogliere l’umanità, con quella semplicità un poco statica, ma sorridente, che di sicuro aveva anche Gesù quando disse: “Lasciate che i bambini vengano a me” (Dal Vangelo secondo Matteo 19,13-15).

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