L'Italia torna mestamente a casa, per la seconda volta consecutiva eliminata ai gironi, come solo nel quadriennio 62/66 era successo.
E lo fa meritatamente, eguagliando anche un altro record negativo, con due soli gol segnati, con uno degli attacchi più scarsi della storia italiana, frutto della carenza di talento del nostro calcio e delle scelte cervellotiche del CT, che ha sperato che portando in Brasile una manciata di quasi esordienti a livello internazionale, spuntasse fuori, quasi per magia, un nuovo Schillaci.
D'altra parte solo gli inguaribili ottimisti potevano aspettarsi qualcosa di meglio, visto l'ultimo biennio fatto di partite mediocri, risultati sconfortanti e zero programmazione.
Non è solo una sconfitta, perchè contiene dentro di sé più fallimenti in uno.
E' il fallimento di Abete, colui il quale, autoproclamatosi “incompetente”, ha lasciato andare alla deriva il nostro calcio, moralmente, tecnicamente e dal punto di vista dell'organizzazione, sperando fino all'ultimo in un nuovo miracolo come quello del 2006, per poi salire immeritatamente sul carro dei vincitori.
E' il fallimento dell'etico Prandelli, che prima ha firmato un rinnovo al rialzo e poi ha dato le dimissioni, non per l'umiliante eliminazione (come fatto da altri suoi colleghi), ma per le critiche al suo stipendio.
E' il fallimento della Gazzetta dello Sport (poi seguita a ruota dagli altri media), che da anni cerca di propinare all'Italia intera Balotelli come nuovo simbolo di non si sa cosa, creando un fenomeno gonfiato a dismisura, basato sul nulla se non sui suoi tagli di capelli o sui suoi banali tweet, salvo poi dimostrarsi sul campo un bluff che (finalmente) i suoi compagni di squadra hanno chiaramente fatto capire di non essere più disposti a sopportare.
Se dall'eliminazione del '66 era nata la squadra protagonista del ciclo 68/70, con un Europeo vinto e una finale mondiale storica, non si vede all'orizzonte alcun barlume che possa far ipotizzare una rinascita del nostro calcio dalle ceneri.
Le dimissioni della coppia Prandelli – Abete, infatti, difficilmente porteranno aria nuova, visti i probabili successori, che fanno già presagire che tutto cambierà perchè tutto rimanga com'è.
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