Giulemanidallajuve
 
 
 
 
 
 
 
  Spot TV
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
          GLI ARTICOLI DI GLMDJ
Attualità di G. FIORITO del 29/06/2014 10:28:43
Post mondiale. Il totoallenatore

 

Se sul fronte europeo Ancelotti aveva tenuto alto il nome e il blasone dell’Italia con la vittoria della CL sulla panchina del Real Madrid, con Capello è caduto l’ultimo baluardo tricolore su quello mondiale. La Russia aveva una speciale mission, anzi due. Una pittoresca, che con i tatticismi, i dribbling e le marcature non ha granché a che vedere, ma nel mondo globalizzato crea a volte non pochi problemi.

Il passaggio del turno, a torto scontato, della Russia avrebbe dovuto togliere le castagne dal fuoco a chi si sta domandando se la fatwa dello sheykh Muhammad Sharif Qaher possa essere applicata anche al calcio. Concessa in speciali occasioni, l’esenzione dal digiuno durante il ramadan per il calciatori dell’Algeria voluta dell’esponente del Supremo consiglio islamico, ha spaccato il mondo musulmano, perché la fazione di Muhammad Mukarkab, membro dell'Associazione degli ulema algerini, ritiene non sia lecito applicarla a una cosa evidentemente ritenuta frivola come lo sport (Link). Questo week end scatterà l’ora x per chi obbedisce alle dure leggi del ramadan che non pochi problemi hanno creato in passato anche a Mourinho, minacciato di morte quando allenava l’Inter per aver dichiarato in un’intervista di aver sostituito un deboluccio Muntari, sfinito dalla fame.

Il secondo fine dei calciatori dell’ex Unione Sovietica era quello di garantire a Putin, d’accordo con la federazione, un passaggio senza patemi d’animo almeno al secondo turno, per poi concentrarsi sul prossimo mondiale, quello che tra quattro anni sarà giocato in patria.
I piani sono andati all’aria, ma in questa strategia consisteva la differenza tra la Russia di Capello e l’Italia di Prandelli. Se la prima avesse avuto buon gioco, oggi saremmo qui a dire che Capello sarebbe l’allenatore giusto per noi. Il solo capace di prendere per mano quest’Italietta né carne né pesce, mortificata da conflitti generazionali e panni che non si riescono a lavare in casa. Invece la scelta coraggiosa di lasciare a casa i nomi cari al sentire popolare in virtù di una visione lungimirante di quello che comunque tutti continuano ad accreditare tra i cinque migliori allenatori italiani contemporanei, non ha pagato tanto quanto la decisione di Prandelli di basare il suo progetto sul “giovane” Balotelli, aprendo spazi per qualche giovanotto ma conservando l’impianto collaudato Buffon-Pirlo-Chiellini-De Rossi. Con i risultati che tutti abbiamo sotto gli occhi e le orecchie.

Preso atto delle dimissioni di Prandelli, seguite da quelle di Abete, che evidentemente riconosce nel calcio giocato il suo ruolo primario, e finalmente deve aver capito che la sua incompetenza è tout court, non avendo mai sentito il bisogno di rassegnarle né di fronte agli scempi della giustizia sportiva né al cospetto di gravissimi fatti di cronaca nera legati al calcio, qualcuno potrebbe dire, alla maniera di Troisi e Benigni, “non ci resta che piangere”.
La conta dei danni operati Abete presidente reca con sé tanto sconforto da rasentare la convinzione che siano irreversibili, raccogliendo anche l’eredità dei movimenti tellurici a suo tempo scatenati da Carraro, di cui non bisogna mai dimenticarsi di citare che era il vice. Mentre qualcuno, invece di pensare di dare aria alle stanze e procedere alla disinfestazione, ha gattopardescamente auspicato la continuazione di questa terribile discendenza con il tentativo di incoronare Albertini, patrocinato da Tavecchio, e qualcun altro fa il nome di Abodi, l’antagonista di Malagò per la poltrona del CONI, supportato a suo tempo da Andrea Agnelli, nonostante la grande amicizia che lega il presidente della massima istituzione sportiva italiana a Luca di Montezemolo, è già partito il totoallenatore.

In pole position Mancini e Allegri. Una fila dietro Spalletti e Guidolin. Questo passerebbe il convento, considerato che gli altri sono tutti accasati, almeno fino a quando, e succede spesso in Italia, qualche presidente non deciderà di darne qualcuno in pasto a qualche tifoseria scontenta dei risultati, generalmente prima di Natale. Per conto mio sposerei la tesi di Sconcerti e accrediterei un selezionatore piuttosto che un vero e proprio allenatore. Uno avvezzo a scegliersi i giocatori e a fare spogliatoio, che abbia esperienza internazionale e che sappia farsi ascoltare in alto e in basso, fare la voce grossa con la federazione e con i giocatori, senza storcere il naso quando i tempi ristretti e le poche partite suggeriscono di non esibire troppo talento e di non fare esperimenti, accettando di buon grado le soluzioni che qualche altro allenatore di club ha già collaudato. Mancini risponde al mio identikit, poco alla mia idea di ct nazionale, nel quale intravedo un signore più avanti negli anni contento di guadagnare poco e mettersi al servizio della nazione. Visione romantica che mi viene dall’aver visto sulla panchina azzurra un tizio di nome Bearzot. Non mi dispiacerebbe nemmeno Guidolin, perché se uno è in grado di digerire Zamparini e lo era quando allenava a fasi alterne il Palermo, allora può tutto.

Secondo SKY, il nuovo presidente della FIGC dovrebbe insediarsi in settembre, forse dopo una fase di commissariamento. I prossimi impegni della nazionale esigono che per quella data sia stato designato anche il nuovo ct (9/9/2014 Italia Norvegia, qualificazioni Euro 2016,(Link). Sempre che non si sia finiti tutti nel pallone.

La nostra pagina facebook

La nostra pagina twitter

Commentate con coi sul nostro forum!

 
  IL NOSTRO SONDAGGIO
 
Dopo la Cassazione su Moggi, cosa dovrebbe fare ora la Juve?
 
  TU CON NOI
   
 
   
 
  AREA ASSOCIATI
   
 
 
 
  DOSSIER
   
 
   
 
  LETTURE CONSIGLIATE
   
 
   
 
   
 
  SEMPRE CON NOI
   
 
   
 
Use of this we site is subject to our