Nello stesso giorno in cui la “figurina” di Balotelli ha prevalso sull’uomo Balotelli, c’è un altro calciatore che forse sta scontando il prezzo di una discriminazione fondata sulla sua ferma decisione di non voler rinunciare alle sue origini e di farne anzi il vessillo di una rivalsa.
Dagli studi di SKY il premondiale brasiliano sembrerebbe aver fatto luce sui motivi per i quali
Tevez non è stato convocato nella nazionale argentina. Il pupillo di Conte si sta godendo le meritate vacanze giocando a golf con la banda del barrio di Fuerte Apache, dove è stato raggiunto anche da Osvaldo (
Link). Ejercito de Los Andes è il quartiere originario di Tevez ed è il vero nome di Fuerte Apache, così denominato perché le sparatorie vi si susseguono e una in particolare fu ripresa fortuitamente dalle telecamere di una televisione durante un servizio giornalistico. Fu creato dalla dittatura argentina come luogo ideale per dislocarvi 20.000 straccioni della centralissima Villa 31 in occasione dei mondiali del 1978.
36 anni fa la competizione calcistica più importante del mondo costituì la vetrina attraverso la quale l’Argentina, con l’aiuto dei partner internazionali più influenti, mostrò un look rifatto dopo le deturpazioni che la dittatura aveva inflitto al suo popolo. Oggi quell’ansia di nascondere la parte meno riuscita del lifting, come una nebbia subdola non si è ancora dissolta.
L’attaccante che con la Juventus è stato uno degli artefici del terzo scudetto consecutivo non ha invece mai disconosciuto le sue origini e ha deciso di non sottrarsi all’entusiasmo e all’affetto che i vecchi amici non cessano di manifestargli. Dopo ogni gol messo a segno ha preso l’abitudine di sfoggiare un’altra maglietta sotto quella del suo club e della sua nazionale. Sollevando la divisa della Juventus o quella della nazionale biancoceleste, nell’esultanza della rete, Tevez mostra di volta in volta un’immagine rappresentativa di uno dei quartieri popolari argentini nei quali la vita è fatta di rapine, droga, vendette e calcio e a fare la differenza tra la morte e il successo è solo la sorte. In questi luoghi non troppo lontani da certe ricostruzioni cinematografiche di località italiane parallele, dove numerosi talenti calcistici si disperdono nelle carceri e nel sangue precocemente versato, e la passione sportiva si mescola con la guerra tra bande, sono cresciuti Tevez e Germán Cancinos, che era il suo migliore amico. Come tanti ragazzi più sfortunati di Carlitos non ebbe mai la fortuna di incontrare Norberto Propato, considerato il mecenate che cambiò la vita del n. 10 bianconero, e fu assassinato a 30 anni nel dicembre del 2012 (
Link). Una storia come a Scampia o allo Zen di Palermo o a Librino per citare un quartiere della mia città se ne vivono tante e come ne racconta Saviano.
Secondo il giornalista di SKY Buffa, non sarebbero i capricci di Messi a tenere Tevez fuori dalla selezione che fu di Maradona, né l’insufficienza del suo talento di attaccante che non sa risparmiare le energie e costituisce un punto di riferimento per i compagni,
ma la sua voglia costante di servirsi della passerella di lusso del calcio per portare alla ribalta i problemi degli emarginati. Tevez, come Saviano, sarebbe il bersaglio di critiche feroci risparmiate a chi chiude gli occhi dinanzi all’orrore, ma destinate a chi lo rivela al mondo, mostrando le carenze istituzionali e le omissioni degli uomini di governo. Mentre però in Italia il disappunto viene in genere dal basso e ha trovato pochi esponenti nei ranghi della politica, in Argentina non è così e la
federazione di quel paese avrebbe deciso di oscurare i riflettori su quelle magliette orgogliosamente esibite da Carlitos. L’abbondanza in termini numerici e qualitativi dei calciatori che nutrono l’attacco della selezione argentina, tra i quali sta brillando particolarmente la stella di Messi, autore come Neymar di già ben 4 reti delle quali una su punizione, ha potuto forse consentire che questa
messa al bando andasse in porto nel silenzio assenso della FIFA e dell’Europa, come degli ignari spettatori del mondiale brasiliano.
Ma, assicura Buffa, se per strada fermi un passante per le vie dell’Argentina, non ce n’è uno che ti dirà che Tevez, per tre volte consecutive Balón de Oro dal 2003 al 2005, merita la nazionale meno di Higuain o Messi, solo che
la sua scelta di essere testimone vivente di Fuerte Apache ha fatto di lui un desaparecidos del calcio.
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