Il calcio, quello identificato nella politica di Prandelli, concepito come etica e morale e l’azzurro di tutto quel sottobosco di commentatori e giornalisti sportivi che di fatto hanno spinto il Commissario Tecnico a delle scelte volute dal
sentimento popolare, ha fallito. Così come l’elevazione a mito di Balotelli, la strumentalizzazione del colore della sua pelle e delle sue origini e la storia del talento di Bari vecchia, chiaramente inviso dal gruppo ma unito comunque al carrozzone di Brasile 2014, per ovviare a quella mancata convocazione di Lippi in Sudafrica. Magari, su questa falsa critica sportiva, Cassano, Balotelli e Prandelli si sentivano talmente protetti mediaticamente tanto da pensare da essere immuni a critiche anche laddove il campo avrebbe chiaramente sancito il fallimento. Perché di etica, nei comportanti di alcuni azzurri e nel numeroso seguito a Mangaratiba, se n’è vista molta poca.
Quel buonismo figlio di calciopoli, quella convinzione che dopo il processo sommario del 2006 tutto poteva cambiare all’insegna del finto perbenismo, e quella crescente necessita di accontentare l’opinione pubblica antijuventina, ha affossato completamente il nostro calcio. Se un cambiamento calciopoli doveva portare, l’ha portato in negativo per incapacità di tutti quelli che a vario titolo hanno pensato di poter sfruttare il momento per ogni tipo di pretesa più o meno lecita.
Abete si è dimesso e la sua Figc, quella nata dalle ceneri di calciopoli, che avrebbe dovuto rappresentare il cambiamento in positivo, ha finito con la decadenza. Non sono mancati solo i risultati, ma anche la capacità di saper gestire il calcio; l’incompetenza nel dirimere aspetti fondamentali ha finito per far perdere completamente di credibilità alla Federazioni ed a chi la rappresentata. Questa volta Abete non ha potuto
distogliere le attenzioni da quello che lui stesso aveva fin troppo caricato ..
Il bello è che quelli che fino a ieri osannavano Prandelli, ora spostano il loro interesse verso il tecnico della Juventus Antonio Conte, sperando nel suo carisma per ridare vita alla nazionale. Gli stessi che non hanno esitato a processarlo per ogni errore, quelli che gli hanno contestato alcuni suoi sfoghi verbali, quelli che volevano il suo allontanamento dal mondo del calcio quando un pentito qualsiasi ha tirato fuori il suo nome per ottenere uno sconto di pena sul calcioscommesse. L’etica e la falsa morale di chi riconosce i meriti solo quando ne ha bisogno.
La realtà perdente e decadente non può essere più nascosta. Non siamo più un paese all’avanguardia nel calcio, dove un unico stadio, quello della Juventus, è proiettato verso il futuro; gli altri sono ancora fermi ai disegnini. L’Italia non è più meta desiderata dai campioni o quella che sfornava talenti. E’ quella degli accordi sottobanco, del “tavolo della pace”; della spartizione dei diritti tv alla meno peggio; delle condanne mediatiche e del razzismo ad orologeria; della prescrizione per evitare grane agli amici; dell’incompetenza ad evitare decisioni difficili; dei conflitti d’interesse e del calcio “onesto” di chi riceve titoli a tavolino.
L’Italia dell’etica spicciola che non vince e non convince più. Finalmente!
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