Abete ha ufficializzato le sue dimissioni convocando per l’11 agosto l’assemblea elettiva che, con molta probabilità, nominerà Tavecchio suo successore.
Nel discorso di commiato ha voluto liberarsi di qualche sassolino. Per motivi di opportunità non ha voluto rispondere sui nomi che circolano per la sua successione. Ha affermato:
“Non entro nella competizione elettorale perché devo essere il garante del sistema delle regole”. Meglio tardi che mai verrebbe da dire!
Garante del sistema non lo è mai stato, soprattutto nei momenti in cui sarebbe servito per garantire certezza nell’applicazione delle norme e dei regolamenti mostrandosi super parters.
E’ forse stato garante del sistema delle regole quando ha usato l’incompetenza nascondendosi dietro norme introdotte ad hoc per i radiati di calciopoli o per la non-decisione sulla revoca dello scudetto di cartone? Abete non vuole che
“Una diminuzione delle risorse” determini
“un indebolimento delle istituzioni sportive e un rafforzamento dei soggetti privatistici”. Quando viene assegnato d’ufficio uno scudetto per “onestà” ad una squadra che si è classificata terza in campionato e che, nel momento in cui, nero su bianco viene certificato non essere così onesta, ci si rifugia dietro l’incompetenza per non creare problemi a quella società, lasciando le cose così come stanno, non significa forse rafforzare il soggetto privatistico a danno del movimento calcistico? Quando la giustizia sportiva trova il coraggio di denunciare presunti illeciti anche alla società premiata per la sua onestà il giorno successivo in cui scatta la prescrizione, non significa continuare a rafforzare lo stesso soggetto privato che non sarà chiamato nemmeno a rispondere alle accuse?
Insomma, se i soldi devono rafforzare queste strutture e questi soggetti che hanno garantito ben poco, una riflessione mi sembra d’obbligo farla. Dal 2006 chi ha rappresentato lo sport
non è stato garante di niente. Non solo non sono arrivati risultati sportivi, ma il decadimento è stato generale, tanto che il peso dell’Italia in Europa è praticamente nullo. Considerando che, oltre al pullulare di scandali gestiti male dalla giustizia sportiva, le istituzioni non sono state capaci nemmeno di aggiudicarsi gli Europei (per ben due volte), una manifestazione che avrebbe permesso almeno il rimodernamento degli stadi, obsoleti e poco sicuri.
Capisco l’amarezza di Abete che per forza di cose non può essere l’unico responsabile del fallimento. Ma è pur vero che non ha rappresentato in modo assoluto quella figura forte che il Presidente della Figc avrebbe dovuto essere. Anzi, molto spesso, proprio il suo tergiversare in politichese cercando la scappatoia per non dover prendere decisioni, ci ha mostrato proprio l’altra faccia della medaglia.
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