Abbiamo assistito ad una semifinale che definire brutta è eufemistico, anche se sicuramente è stata una partita più vera questa che non la partitella d'allenamento del giovedì della Germania contro un modesto surrogato di Seleçao, impietrita, sin dalla partita d'esordio, dai fantasmi del 1950, il cosiddetto Maracanaço, e dalla consapevolezza che senza i suoi due giocatori più rappresentativi battere la Germania, che sarebbe stata comunque favorita, sarebbe stata un'impresa. Olanda e Argentina, invece, hanno impostato il match sul vecchio adagio, qualcuno direbbe tutto italico, del "primo non prenderle". L'Olanda ha dimostrato di essere sicuramente più squadra, ha mostrato uno straccio di gioco, di idea di football, seppur poco entusiasmante, mentre l'Argentina, al di là dei proclami di Mascherano e del CT Sabella, dipende da Messi, che a sua volta dipende da una condizione atletica che è tutto l'anno di là da venire.
La finale si prospetta, in teoria, come una parata verso la coppa per i tedeschi, che hanno più gioco, più corsa, più riposo da qui a domenica, persino più talento complessivo degli argentini, una squadra, l'albiceleste, di fabbri e maniscalchi che attornia, ma non sostiene per nulla, l'unico vero artista di cui dispone, tanto più adesso che Di Maria è fuori per infortunio. In difesa si devono aggrappare ancora al vecchio De Michelis, un epurato del super Bayern che è la base numerica e tattica della nazionale tedesca, ed all'ex Real Madrid Garay; gli esterni sono mediocri nel fare tutto, ma almeno sono tatticamente molto diligenti ed intelligenti; a centrocampo si assiste al festival del fabbro ferraio, come dicevo: bene Mascherano; bene avercene un altro simile (Perez, ma non Biglia, letteralmente penoso, riserva anche nella Lazio, il ché è tutto dire...); male avercene tre, di cui nessuno capace di fare gioco, di verticalizzare, di aprire sulle fasce. Davanti: Messi non corre più, si accende a sprazzi e non viene supportato da nessuno: Higuain pare decisamente fuori fase nei movimenti senza palla; non suggerisce mai un uno-due, un attacco in profondità, una sponda; non si libera mai a dettare il passaggio al Diez. Lavezzi corre, corre, corre, ma altro non sa fare. I cambi in attacco si sono dimostrati persino peggiori dei titolari: Palacio sicuramente, ma anche Aguero, che potrebbe e dovrebbe parlare la stessa lingua raffinata del Diez e invece "nada"...
Chi pensa che l'Argentina del 1986 fosse in estrema sintesi 10 sagome di cartongesso più un genio assoluto, sbaglia di grosso nel giudizio, perchè quella squadra giocò ben due finali consecutive, vincendo la prima, e perchè, a parte Di Maria e Aguero, nel confronto uno contro uno con la Seleccion attuale non aveva niente di meno: ad esempio Valdano era sicuramente più bravo di Higuain e Burruchaga non meno capace di Lavezzi o di Palacio, con la differenza, però, che quella squadra si mise totalmente, fideisticamente a servizio del Diez di allora, mentre questa sembra consapevole, ma anche invidiosa, del fatto che dovrebbe fare altrettanto col Diez odierno. La salvezza di Messi da questo mare magnum di mediocrità e di poca predisposizione ad assecondarne le giocate, era Di Maria e non è assolutamente un caso che uscito lui dal mondiale Messi abbia smesso di regalare magie (4 gol e un assist, tutti decisivi, nelle prime 4 partite...)
La finale del Maracanà avrà quindi un copione abbastanza prevedibile da mostraci, ovvero una Germania capace di dominare il gioco in entrambe le fasi, sia in attacco che in ripiegamento, evento quest'ultimo che si preannuncia abbastanza raro, vista l'attitudine dell'Argentina ad aspettare l'avversario; ciò avverrà perchè i tedeschi hanno mezzi tecnici e tattici per interpretare alla perfezione sia una gara di rimessa che di attacco, senza perdere efficacia nelle trame di gioco. L'Argentina, invece, dovrà sperare di non doversi trovare nella condizione del Brasile, ovvero dover rimontare, magari dopo appena un quarto d'ora di gioco, perchè altrimenti si consegnerebbe ai contropiedi letali di Muller, Ozil e Lahm, gente che in campo aperto diventa semplicemente devastante. Sabella, invece, dovrà insistere sul non-gioco che ha dato alla sua squadra, sperando che d'incanto Higuain riesca ad intendere il football mentalmente e fisicamente velocissimo di Messi, che riesca a dare profondità alla manovra e linee di passaggio conseguenti al Diez, mentre Enzo Perez e Lavezzi dovranno riuscire a migliorarsi negli inserimenti, sia per andare in gol, che per aprire varchi, portando via l'uomo, per le puntate centrali, improvvise di Messi.
Per finire: Argentina-Germania diventa la finale più giocata nella storia dei mondiali: 3 volte, davanti alle 2 di Italia-Brasile. Non è un caso che esse siano anche le quattro nazionali storicamente più celebri e più celebrate nella storia del football...
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