Di chi è la colpa del fallimento del fallimento azzurro in Brasile? È di Prandelli perché ha scelto lui chi portare in Brasile, come schierare la squadra e che tattica adottare? È colpa di Abete, perché da presidente della Figc ha fatto delle scelte sbagliate (quando ha deciso di essere competente)? È colpa dei giocatori che hanno tenuto un atteggiamento non professionale etc…? Insomma, volendo
si possono dividere le colpe in base all’opportunità di chi si trova a giudicare.
Sono giorni convulsi, giorni in cui i sapientoni spuntano da ogni dove lanciando le loro accuse. Approfittano della situazione per proporre
una propria idea di cambiamento, che spesso coincide con un ritorno al passato. D’altra parte chi ha tratto profitto da una certa politica perché dovrebbe auspicare un cambiamento?
Andrea Agnelli ha accusato Abete e Prandelli di essersi «smarcati nel momento del bisogno», invocando «un cambiamento profondo». Mi domando:
quando il presidente della Juventus ha dato il suo voto ad Abete, non aveva ancora chiara la situazione? Il declassamento del nostro calcio parte dal 2006, tutto quello che ne è seguito lo ha completamente affossato oltre ad aver costretto proprio la Juventus a ripartire dalla serie B. La responsabilità va divisa tra
tutti quelli che hanno appoggiato questa politica perdente direttamente e indirettamente.
Il fatto che a
mancare sia proprio un senso di responsabilità lo dimostra la replica assurda di Macalli che volendo rispondere al presidente della Juventus ha dichiarato:
«Quando io vado a lavorare, produco e pago le tasse, lui e la sua famiglia fino a oggi hanno spolpato l'Italia. Cerchiamo di offendere meno, a nessuno é permesso, non sono unti dal Signore, hanno solo il cognome e senza quello, forse forse, andrebbero in un tornio ogni mattina e vediamo quanti pezzi producono in un'ora. Io mangio a casa mia. Non vado a mangiare con i soldi del governo italiano. In questi giorni la democrazia viene calpestata, ora stanno scocciando davvero. Uno si presenta col programma e chiede i voti. Se li prende governa sennò va a casa. Io sostenni da solo Abete che pur prendendo il 65% dei voti non riuscì a essere eletto: quelli che oggi ci vogliono dare lezioni sono gli stessi che hanno bloccato il calcio italiano per anni. Per un anno e mezzo la Serie A ha disertato il consiglio federale perché voleva più stranieri, oggi ci fa la lezione. Parlano perché devono dare aria alla bocca. Chi è giovane ha il vantaggio di essere appunto più giovane dell'anziano, ma lo svantaggio che non sa se raggiungerà l'età dell'anziano. I club di A diano a noi i loro salumi. Li faremo stagionare bene, ma vogliamo essere pagati per questo». Una dichiarazione fatta dal presidente di una Lega in cui le società falliscono a grappoli e dove il livello tecnico qualitativo è meno che penoso. Parole che sono la continuazione dell’abitudine di personaggi che spronano il sentimento popolare per accattivarsi qualche simpatia e la politica p
er sentirsi protetti non appena sentono traballare la poltrona. Dichiarazioni che, oltretutto, suonano come una vaga minaccia e che dirigenti responsabili eviterebbero urlare ai quattro venti. Personaggi ambigui, che non hanno remore ad alimentare un sentimento di odio e scatenare le solite polemiche che hanno l’unico pregio di allontanare le attenzione dall’oggetto della contesa:
un cambiamento che nessuno in realtà vuole e che permette di mantenere dei privilegi acquisiti. La nostra pagina facebook
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