Mentre si propongono ancora i Tavecchio e gli Albertini per la presidenza federale, gli altri campionati europei continuano a correre e staccano sempre più l'Italia: lo si vede da molte cose.
Il Manchester United riceverà 940 milioni dall’Adidas per i prossimi 10 anni. La Juve è la squadra di Serie A che avrà la sponsorizzazione più alta ed arriverà ad un terzo della migliore della Premier. Il brutto è che se la tendenza non si invertirà, andrà sempre peggio. Sono numeri da far paura: solo per rendere l’idea, è sufficiente considerare che i Red Devils, con quello che incassano dalla sola maglia tra partner tecnico e main sponsor, si pagherebbero il progetto Continassa e lo Juventus Stadium in appena 12 mesi.
Lo scenario calcistico (e non solo) italiano è infernale: si pensi alla situazione delle nostre nazionali, con la maggiore che non ha ricambi generazionali su cui puntare a parte pochissime eccezioni.
La Juventus da sola farà ben poco: è l'intero movimento che è irrimediabilmente in rovina. L' Italia è morta e sepolta e con gli anni i metri di terra sopra la nostra testa aumenteranno. Se poi il confronto si sposta sulla seconda forza del campionato, la Roma, il divario sugli sponsor cresce ulteriormente.
Alcune testate hanno immediatamente confrontato gli incassi dallo sponsor tecnico del ManU con quelli analoghi della Juve, evidenziando la drammatica differenza a favore degli inglesi, ma per avere una visione globale e corretta della situazione il rapporto andrebbe fatto confrontando i singoli campionati e poi, al limite, paragonando le singole società per blasone ed appeal commerciale. Se la Juve si può paragonare con lo United, e viene umiliata, facciamo il paragone anche fra Chelsea ed Arsenal con Inter e Milan, o fra il Liverpool e le milanesi e poi vediamo fino a che punto arriva l'umiliazione. Le romane, la Fiorentina, il Napoli, poi, forse è meglio non prenderle neanche in considerazione, perché la cosa assumerebbe i contorni della tragedia.
Siamo consapevoli che sulle stesse cifre del club inglese arriveranno anche i rinnovi delle principali squadre della Liga e della Bundesliga, aumentando ancor più il divario con il nostro calcio. È facile anche capire a quale risultato porterà questa forbice più larga: maggiore liquidità a disposizione dei già potenti club europei, maggiori investimenti sul mercato e sulle infrastrutture, che ci allontaneranno ancor più da ambiti traguardi.
È pur vero che le cifre sono fatte su mercati di riferimento. E nella considerazione, oltre all'appeal internazionale, si dovrebbe includere l'atteggiamento (propensione a comprare un prodotto non originale) e le possibilità economiche dei tifosi (quanto è sostenibile una spesa di 75/90 euro per una maglietta di calcio?). Più si vende il materiale, più ci guadagna lo sponsor tecnico e di conseguenza più ne riceve la società. Senza considerare che
una vera e propria lotta alla contraffazione in Italia non sembra volerla nessuna. Magari non è semplice scovare il tarocco in qualche negozio di periferia, ma fare in modo che almeno nei dintorni del tuo stadio non ci siano maglie contraffatte non dovrebbe essere complicatissimo. Anche se in Italia non ci sono leggi decenti, non ci sono controlli e non c'è possibilità di autotutela, vien da pensare che qualcosina in più si potrebbe fare.
La Farsa del 2006 ha solo accelerato un processo di decadimento che è iniziato a fine anni '90, un processo dal quale la Juve della Triade si stava smarcando ed anche per questo venne aggredita e resa innocua. Alla fine tutti i nodi vengono al pettine, sia in campo che sulle scrivanie dei manager, quando devi firmare i contratti.
Volenti o nolenti, il 2006 ha rappresentato lo spartiacque.
In quel momento, la Juventus sembrava davvero in procinto di salire al vertice europeo e con pochissime rivali, ma sappiamo bene come quel sogno fu vigliaccamente stroncato.
Dall'autunno 2006 si è ripartito dai cocci, dalle macerie che le nuove gestioni hanno accettato e avallato. L'intero calcio italiano ha seguito a ruota. Campioni del Mondo 2006, umiliati e eliminati ai gironi preliminari da Slovacchia, Nuova Zelanda e Paraguay nel 2010 e da Costarica e Uruguay nel 2014; squadre di club che, fatta eccezione per una sola stagione costellata da episodi al limite del surreale (eruzioni di vulcani islandesi, rigori clamorosi non visti, ecc.), non hanno più combinato niente in campo internazionale da 7 anni a questa parte; giocatori che scappano dal campionato italiano per andare a giocare in nazioni nelle quali, fino a poche stagioni fa, erano le nostre società a fare shopping.
In Italia, si parla tanto di rinnovamento. Poi, alla fine, accendiamo le tv e rivediamo sempre le stesse facce, apriamo i giornali e leggiamo sempre le stesse notizie sugli stessi personaggi. Il calcio non fa eccezione: non meravigliamoci se poi anche questa "industria" va a ramengo come tutto il resto. A proposito di "rinnovamento": il nuovo presidente sarà Macalli o Albertini?
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