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          GLI ARTICOLI DI GLMDJ
Attualità di E. LOFFREDO del 24/07/2014 07:43:07
La solitudine dei presunti colpevoli

 

Otto anni fa, nel pieno di quell'orda barbarica che ci venne presentata col nome di calciopoli, i tifosi juventini (soprattutto quelli che sarebbero diventati poi i «rancorosi») si sentirono smarriti e soprattutto soli. Soli contro la restante parte antijuventina di un paese sempre pronto a essere ferocemente colpevolista verso i colori bianconeri.

Più solo di tutti in quel momento era Luciano Moggi, mostro indicibile e paradigma di tutti i mali italiani. Lui come noi, soli e da tutti additati. Per fortuna all'iniziale smarrimento subentrarono i dubbi e le domande su accuse che erano tanto assurde da faticare a credere che fossero vere. Eppure molti di noi continuavano a farsi domande e a cercare altri tifosi perplessi circa la veridicità delle accuse.

Quello che è accaduto dopo lo sappiamo, ci siamo raccolti e ricompattati in un ampio fronte che con coscienza critica (o critica coscienza, fate voi) ha setacciato accuse, testimonianze e sentenze, che, benché hanno sancito condanne, hanno anche dato ragione a chi non si fece affascinare e convincere dal furore del comune sentire popolare.

Se una certa lettura di calciopoli è sopravvissuta fino ai giorni nostri e anche fuori dai meri dibattiti giuridici lo dobbiamo a tutti quei tifosi juventini che hanno fatto di quella battaglia per la verità un'attività di volontariato. Il loro merito più grande è stato il non arrendersi alle selezione delle notizie e dei silenzi dell'epoca. In quel momento si consumava un efferato tentativo di omicidio sportivo, al quale è mancato il colpo di grazia per il provvidenziale ridestarsi del manipolo di rancorosi.

È di pochi giorni fa la consumazione di un altro momento di nemesi della storia bianconera: Antonio Conte, l'artefice della rinascita post-calciopoli, ha consensualmente rescisso il proprio contratto con la Juventus. Oggi come otto anni fa non viene detto tutto, oggi come allora non conosciamo tutta la verità. Perché oggi come allora non ci facciamo delle domande? Perché oggi come allora non consideriamo la bravura, la professionalità e la juventinità di Antonio Conte? Conte non merita lo stesso credito che all'epoca concedemmo a Moggi? Come a Moggi, non è giusto riconoscergli il beneficio del dubbio?

In tredici anni da calciatore non ha mai tirato indietro la gamba, fu lui il primo baluardo in campo contro l'esplodere del complottismo interista, lui ha portato la fascia da capitano per anni. Da allenatore si è speso innumerevoli volte per difendere la squadra da tutto e da tutti. Mentre tutti in società tacevano lui è stato l'unico baluardo dialettico a ogni genere d'accusa. Si è preso grandi soddisfazioni sportive, ma ha dato molto più di quello che doveva. È stato juventino tra gli juventini. Gli ultimi tre anni da soli dovrebbero bastare evitargli frettolose definizioni ostili.

Quando sapremo tutto, quando avremo sentito il parere di tutte le parti in causa, allora se del caso potremo anche condannare le sue scelte (sono solo sue?). Fino a quel momento, compreso il dispiacere di non averlo più sulla nostra panchina, dovremmo solo ringraziarlo per i tre anni splendidi che ci ha fatto vivere.



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