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          GLI ARTICOLI DI GLMDJ
Attualità di E. LOFFREDO del 28/07/2014 08:51:07
Una presidenza già marcia

 

Nonostante tutto, nonostante l'età e i trascorsi federali che nulla hanno a che fare con il rinnovamento, nonostante i precedenti giudiziari e a dispetto delle frasi politically uncorrect, Carlo Tavecchio sarà agevolmente il prossimo presidente della FIGC.

Schifo. Si può provare solo schifo nel leggere le indifferenti dichiarazioni di ridimensionamento della gaffe del candidato Tavecchio da parte dei suoi sostenitori e di tutta la stampa sportiva. Anche tra chi non darà il proprio voto al presidente della Legna Nazionale Dilettanti le dichiarazioni di condanna sembrano miste a un certa rassegnazione. Damiano Tommasi (caciatori) nell'immediato ha dichiarato: «non so se essere ancora più allibito dal silenzio che le ha circondate». Ulivieri (allenatori) ha velatamente invitato chi si è schierato con Tavecchio a togliergli la fiducia: «La gaffe del presidente Tavecchio non riguarda me ma chi lo ha candidato. Noi candidiamo Albertini, se l'avesse detta lui una cosa del genere gli avrei tolto il mio appoggio». Ci è sfuggita invece la posizione di Nicchi (AIA).

Come dicevamo, a difende a spada tratta il presidente dei dilettanti sono i suoi elettori. Tutti ricordano l'impegno civile di Tavecchio in Africa, a testimonianza del suo “pedigree” contro il razzismo. Beretta (Lega di A) afferma che «Un intercalare certamente del tutto sbagliato non modifica il giudizio di valore su di lui». Per Macalli (Lega Pro) le critiche per le frasi su mangiabanane Potì Pobà sono una semplice «strumentalizzazione». Per Abodi (Lega di B) «Una frase non fa di una persona un razzista. La demagogia non è una buona medicina. Mi auguro tanta intransigenza anche nell'autocritica». Chi proprio non ci pensa a fare una vera autocritica è il diretto interessato (che si porta dietro i voti della LND): «Accetto tutte le critiche ma non l'accusa di razzista perché la mia vita testimonia l'esatto contrario. Nel mio discorso in maniera impropria, e per questo mi scuso ancora una volta». In pratica: “chiedo scusa e fatevelo bastare, il passo indietro non lo faccio”.

Ma perché il fronte dei sostenitori di Tavecchio non ha registrato nessuna incrinatura? Perché al suo interno non si è registrata nemmeno una voce fuori dal coro? Sembra quasi che ci sia un interesse troppo forte e condiviso dietro la necessità di difendere l'elezione di Tavecchio, tanto che si può ben sorvolare su dichiarazioni che solo per semplici motivi di etichetta istituzionale dovrebbero far fare quel dignitoso passo indietro.

Anomalia ancor più strana in questa vicenda è che nemmeno le pressioni della politica riescono a scalfire questa “larga intesa” sul nome di Tavecchio. E sì che proprio presso politici e sottosegretari Tavecchio (e come lui Albertini) ha cercato un'importante sponda. Ma non c'è verso, il fronte del candidato settantunenne sembra rispondere “noi facciamo quel che cavolo ci pare”. Come gli ultras che vorrebbero condannare...

Quando Tavecchio sarà sulla poltrona di presidente federale, con quale legittimazione la FIGC potrà dettare regole e adottare provvedimenti contro i cori razzisti che puntualmente si sentiranno negli stadi? Se la fantasia degli ultras partorirà qualche coro in cui riusciranno a fondere riferimenti a curricula, banane e pedigree, con quale credibilità potranno essere sanzionati se è stato il presidente federale colui per il quale per primo si è chiuso un occhio al momento di dargli il voto?

Al di là di queste ultime considerazioni, si può sapere per quale “misterioso” motivo non si può fare a meno di eleggere Tavecchio?


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