Si sapeva che Carlitos Tevez aveva in animo un ritorno al Boca Juniors, la squadra dove è nato calcisticamente: tutto passa. Solo che questa stagione e mezzo in cui l’Apache ha dato alla nostra Juventus tutto se stesso, oltre ai grandi risultati raggiunti, ci avevano fatto dimenticare questa sua volontà di terminare la carriera col gialloblù che fu di Maradona, Martin Palermo e Riquelme.
L’aveva detto: tre anni soli alla Juve, e l'ha ricordato l’altro giorno, intervistato da “Olé” prima dell’imbarco per Torino, dopo le vacanze natalizie. Non rinnoverà il contratto perché non è quello che sente: vista l’integrità morale dell’uomo, temo proprio che fra un anno e mezzo lo vedremo partire per Baires.
Salvo che… Salvo che non riusciamo a convincerlo a restare: la coscienza dell’affetto dei tifosi, della stima dei compagni e degli elogi di tutta la stampa, insieme alla convinzione di essere nel pieno di uno dei suoi momenti calcisticamente migliori, forse potrebbero fargli cambiare idea.
Fatto sta che quel contratto triennale da quattro milioni e mezzo di euro (più bonus) lo lega a noi fino al trenta giugno 2016. Mi piacerebbe pensare che,
se resterà con noi, non lo farà perché è “legato”, ma perché ci sta bene. Non credo nemmeno che un argomento decisivo possa essere rappresentato da un ritocco dello stipendio. Qualcosa però deve pur architettare Andrea Agnelli, per convincere l’Apache della centralità della sua figura nel progetto Juventus. Speriamo che il nostro Presidente, così algido e distaccato nei confronti dei giocatori della rosa, tanto da non sembrare nemmeno il nipote dell’Avvocato, riesca a non perdere il secondo “numero dieci” di fila.
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