Il campionato italiano ha trovato anche per la stagione corrente
l'episodio spartiacque, quello che per chi è sorretto dai media rappresenterà veramente la svolta. La partita incriminata è quella di Torino, che ha visto opporsi la Juventus alla Roma, giocata lo scorso 5 ottobre allo Juventus Stadium.
La comunicazione, non solo sportiva, ha indugiato così tanto sugli episodi del big match, offrendo spazio
solo ad interventi che sostenevano la tesi pro-Roma, da indurre chiunque, anche lontano dal mondo del calcio, alla convinzione che la Juventus abbia rubato la partita, godendo solo di decisioni arbitrali favorevoli. Convinzione derivante da un martellamento mediatico che ha sostenuto le lagnanze dell'ambiente giallorosso, cercando di
spacciare quella che è solo una tesi faziosa per realtà assoluta. Un esempio di sistema premiante, che mette pressione sul direttore di gara, che instilla il dubbio sulla regolarità dei risultati conseguiti sul campo, che crea un alibi per la mancata vittoria e che aiuta a motivare giocatori forse non pronti a sostenere certe pressioni.
Nonostante la storia sia piena di situazioni gestite sempre allo stesso modo, la stampa riesce ancora a
prendersi gioco del tifoso, approfittandosi della sua ignoranza e stuzzicando quell'odio verso il vincente (bianconero) da sempre usato come arma da sfoderare per ingrassare il comune sentimento popolare.
Dopo l'ultima giornata di campionato, è evidente come tanti abbiano cercato di giustificare gli arbitraggi di Udine e di Torino, che hanno direttamente o indirettamente favorito la Roma. I capitolini, proprio da quel 5 ottobre, continuano ad incassare benefici da decisioni arbitrali dubbie, senza però subire l'onda mediatica che ha investito la Juventus.
È una strategia che i più furbi, quelli che magari non sono così sicuri di potersi giocare una partita ad armi pari sotto il profilo puramente tecnico, usano, sfruttano, consci di poter incassarne i benefici.
Cerchiamo di non farci abbindolare da quattro chiacchiere ben presentate. Abbiamo occhi per vedere le varie situazioni per quello che sono (e non solo per come le vogliono farle apparire), ed intelligenza per giudicare la realtà senza bisogno che qualcuno ci capovolga l'immagine o cambi la prospettiva.
Se non altro, da queste evidenti forzature mediatiche, riusciamo a distinguere chiaramente il
potere di una comunicazione ben indirizzata, per difenderci da chi ci vorrebbe ciechi e stolti.
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