Se la categoria dei giornalisti in Italia viene da più parti additata come poco imparziale e anzi asservita a questa o quella parte ci sarà un motivo. Lo stesso motivo che ci ha spinti a coniare il termine “
settantottini”. Un termine che prendendo le mosse dalle posizioni occupate nelle classifiche internazionali sulla libertà di stampa dai giornalisti italiani li definisce come “
parzialmente liberi e totalmente asserviti ai colori del tifo di appartenenza”. E taciamo circa quello che il CENSIS a proposito di questa categoria ha affermato nel suo recente rapporto annuale (il quarantottesimo) sul Paese.
Dopo Napoli-Juve abbiamo avuto un'ennesima piccola conferma di questa deriva dell'informazione del Belpaese Lasciando stare gli sfoghi di De Laurentiis su Twitter e le imbarazzanti repliche a pappagallo di Benitez, troviamo alquanto squallide le manifestazioni di “
professionalità” - diciamo così - date in sala stampa da alcuni esponenti del giornalismo locale.
Le domande fatte da persone che prima ancora che il dovere/mandato professionale hanno come bussola il proprio tifo per la squadra di calcio sono state nauseanti. Bene hanno fatto Buffon, Allegri, Bonucci e compagnia a rispondere per le rime. Quelli non sono giornalisti, sono tifosi che latrano come cani e schiumano tutta la propria rabbia repressa da tifosi. Di questo passo presto dovremo aggiornare il nostro vocabolario aggiungendo magari “
ottantottino” e chissà forse anche “
centosettantottino”. Il tutto senza stupore per le mancanze di un ordine professionale che colpevolmente ha dato la tessera a cotanti professionisti.
Il rammarico però e per il pubblico de tifosi, lettori e spettatori che depongono ogni intelletto e si fanno traviare volentieri, a volte anche consenzienti, per soddisfare i moti della pancia.
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