Se affermassi che la Juve moderna, quella che tornò a vincere lo scudetto dopo il primo ciclo di Trapattoni, si manifestò nel 1994 con la grinta con cui Gianluca Vialli invece di esultare trascinò i compagni verso il centrocampo in cerca di quel 3-2 sulla Fiorentina (che sarebbe poi effettivamente arrivato con quella meravigliosa pennellata di Del Piero), credo che troverei più di un consenso.
Quel 2-2 non poteva bastare per una squadra che voleva essere vincente, bisognava almeno provarci.
Da ieri pomeriggio stiamo assistendo all'esaltazione di un giocatore che dopo la personale doppietta invece di trascinare i compagni alla ricerca della vittoria si è soffermato a celebrare sé stesso facendosi un selfie con la curva sullo sfondo. Un selfie dopo un gol che non sarebbe neanche una primizia come si vuol far intendere. Ma se questi sono i primati a cui aspirano certi campioni, glieli riconosciamo volentieri.
In serata invece si è vista una squadra che pur soffrendo ha esaltato il collettivo e si compattata con i fatti e con le parole del dopo partita contro tutto e tutti. Una vittoria che senza paragoni più o meno lontani ci ha fatto rivedere quello spirito Juve che fa sentire orgogliosi anche i tifosi di appartenere a questi colori. Noi siamo la Juve!
C'è chi fa (male) i selfie e chi fa le foto di gruppo. Dubito che altrove possano capire questa differenza. Ma a noi va bene così.
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