Più l’infrazione è evidente e più la Federazione ha difficoltà a mostrarsi ferrea nell’imporre il rispetto delle regole.
Dall’arrivo di Garcia sulla panchina della Roma la società giallorossa colleziona multe per uso reiterato di apparecchiature rice-trasmittenti durante la partita.
Qualcuno ha osservato che è una regola sciocca ma, fin quando non verrà cancellata, bisogna adeguarsi e rispettarla. I media partigiani hanno anche cercato di inculcare nell’immaginario collettivo l’idea che lo scandalo non è tanto la sistematica violazione della norma, ma l’obsolescenza della stessa.
In un normale sistema, sia pur sportivo, le regole devono essere rispettate, le infrazioni sanzionate, le sanzioni devono essere afflittive e le norme possono essere modificate, ma solo se questo risponde ad un interesse generale e non personale.
Lo scorso 5 dicembre, Rudi Garcia ed il suo assistente Federic Bompard ed il club giallorosso sono stati finalmente deferiti dalla Procura federale per l'utilizzo di sistemi elettronici di comunicazione nel corso del match dello scorso campionato a Livorno (ma da allora ad oggi l’uso dell’apparecchiatura è stato sistematico ad ogni incontro o quasi). Il 15 gennaio il Tribunale della Figc si è dichiarato "incompetente" a decidere sull’infrazione perché essendo "fatti accaduti durante la gara, come tali ricadenti nell'ambito della competenza cognitiva del giudice sportivo".
L’ennesima calata di braghe davanti ad una decisione che è apparso evidente, visti anche i ritardi nel deferimento, nessuno voleva prendere. L’incompetenza è ancora una volta l’arma in più per temporeggiare e trovare una soluzione di comodo.
Un vuoto di competenza che casualmente finisce per dare un vantaggio a chi ha infranto il regolamento.
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