E’ una buona sensazione vedere lo Stadium pieno nonostante il turno infrasettimanale, la temperatura rigida, l’impegno di Coppa Italia e l’avversario non mirabile, il Verona; sa di buono, in un campionato di squadre formate prevalentemente da stranieri, vedere che la fascia di capitano è sul braccio del Principino Marchisio, torinese purosangue.
Altra bella sensazione è rivedere
Simone Pepe titolare dal primo minuto: quel calvario di due anni e mezzo, ci ha fatto quasi dimenticare il suo contributo al primo sigillo dei tre anni di Conte e quella splendida rete in rovesciata alla Lazio, ciliegina sulla torta su una stagione eccezionale.
Una gradevole sensazione, la certezza di vedere all’opera finalmente la Juve dei non titolari, sensazione premiata dal subitaneo vantaggio siglato dalla Formica Atomica, che con una
pirlata, nel senso buono del termine, realizza il primo gol su punizione a giro.
Le sensazioni positive, interrotte da una dormitina di Ogbonna, continuano vedendo la manovra bianconera scorrere fluida, fino al meritato raddoppio firmato da Pereyra, prima rete ufficiale bianconera: valeva la pena di aspettarla per la preparazione e l’esterno destro a giro a insaccare sul secondo palo. Chapeau.
Il primo tempo è il migliore di Simone Pepe, ancora privo dei novanta minuti, ma l’integrazione sulla fascia con Lichtsteiner e il suo proporsi in ficcanti trame offensive sono veramente piacevoli: bentornato, Simone.
Appena Storari ci dà la sensazione di essere pronto nonostante le giunture intirizzite dal freddo e lo scarso impegno serale, è ancora il tempo per Giovinco, stasera imprendibile, di segnare il suo secondo gol, stavolta di rapina.
La Juve cala il poker: arriva il meritato quattro a zero di Pogba, che non passerà nelle cineteche per questa segnatura, agile e goffa al medesimo tempo, ma per la serie di magie che ha deliziato presenti e telespettatori per novanta minuti, mai fini a sé stesse ma funzionali al gioco. La sensazione che, per poco ancora potremo vederne le gesta in bianconero, è l’unica nota triste di stasera.
Il gol della bandiera di Nenè, solo una fastidiosa mosca sul teleschermo, è presto cancellata dall’imbucata di Giovinco che porta al rigore di Morata. Conosco l’esistenza di un partito anti-Giovinco, ma stasera quel partito rischia una scissione. L’eurogol di Coman chiude la serata nella sensazione che possiamo far buona figura e buon gioco anche con una della Juve di riserva, contro un Verona per il vero orfano di Luca Toni e forse voglioso di risparmiarsi per bis della gara tra settantadue ore.
Dopo tante buone sensazioni, un po’ di cattivismo: le recenti, scarne dichiarazioni di Mandorlini, poco intelligenti, poco sportive e poco opportune, insieme alle poche parole che è riuscito a dire ieri sera dalla panchina, forse non significano che sia un uomo di poche parole, ma una persona che poco ha da dire.
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