Al terzo minuto del secondo Juve-Verona in settantadue ore, la prima sensazione è che non sia cambiato proprio nulla: chi sperava che i gialloblù titolari sarebbero stati un osso più duro per i pari grado bianconeri, è rimasto annichilito quando la rasoiata di Pogba ha infilato il portiere scaligero. Nemmeno il tempo di risistemarsi sul divano, che arriva il raddoppio di Tevez: ottima iniziativa di Morata sulla destra, cross sporcato, velo di Pogba e botta a mezz’altezza di Tevez per il due a zero.
E’ una
sensazione di continuità e cattiveria agonistica che dà l’idea di una Juve pienamente ritrovata dopo la trasferta a Doha e il pareggio con l’Inter. Si vede che i nostri si divertono a cercare lo sfondamento centrale, e prima della fine del tempo, si assiste a una gran parata di Rafael su punizione di Pirlo e a un gran tiro a giro di Pogba dal “suo” angolo, preparato da una mirabile finta da fermo che lo libera del marcatore.
A fine primo tempo, tre sensazioni. La prima è che Buffon si sia pentito della scelta dei guantoni: sarebbero stati più utili dei guanti di lana. La seconda: finalmente non concediamo efficaci ripartenze a una squadra messa in campo col 5-3-1-1, che riesce a malapena ad arrivare alla nostra tre quarti. La terza sensazione, più personale, è di difficoltà: nell’intervallo, sono indeciso se brindare alla partita dei più cinque punti sulla Roma con un whisky delle Ebridi o una grappa barrique.
Un Verona disarmante ci fa aprire il secondo tempo con qualche sufficienza arretrata, ma le due uniche minacce (di Lazaros) a Buffon si esauriscono in tre minuti: al 57°, con un tiro da lontano che colpisce un tifoso al secondo anello; al 60° con un tiro telefonato, sempre da lontano. La sensazione di pericolo (?) scuote i nostri: ecco la progressione di Chiellini, il passaggio a Pereyra, che penetra dal vertice dell’area e trafigge Rafael con un destro forte e angolato. Quasi immediato è il quarto gol: passaggio perforante di Marchisio, piroetta dell’Apache e diagonale potente tra le gambe del portiere brasiliano.
Si finisce, senza patemi e con sostituzioni non significative, qualche tempo prima del previsto: la sensazione è che l’arbitro abbia voluto far terminare anzitempo il calvario gialloblù.
La partita ha regalato l’idea di uno
strapotere bianconero, quasi senza sbavature, con i soliti bravissimi a fare il loro lavoro e un Morata veramente bravo a fare quasi tutto: sembra Ibrahimovic appena arrivato in bianconero, prima della cura con cui ha imparato a fare anche i gol. Peccato non essere riusciti a goderci il lavoro del tecnico di Pieris.
Non fosse che parla di calciopoli come un interista (vedi le sue dichiarazioni prima della gara di Coppa Italia), quell’inquadratura di Mandorlini dopo l’uno a zero, a testa china che guarda l’orologio temendo gli altri ottantasette minuti di agonia, mi avrebbe sollecitato una sensazione di tenerezza. Perché lasciarsi intenerire? Aveva promesso una gara diversa: continua a parlare poco, ma sempre a sproposito.
Mentre finisco il mio bicchiere di whisky torbato, cerco di limitare quella sensazione di tutto facile che mi sta pervadendo: con altre squadre sarà più faticoso. A fine girone di andata, però, avendo giocato con tutti gli stessi avversari affrontati dalla Roma di Rudi Garcia e Frederic “Tim” Bombard,
se con cinque punti in più stasera non siamo in fuga, beh, significa che stiamo facendo almeno una corsettina. La nostra pagina facebook
La nostra pagina twitter
Commenta con noi sul nostro forum!
