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          GLI ARTICOLI DI GLMDJ
Attualità di L. BASSO del 04/02/2015 16:34:31
Il calciomercato come il mercato rionale

 

Mettiamo subito le cose in chiaro: da che mondo è mondo, il cosiddetto “mercato di riparazione” non è quasi mai stato caratterizzato da grandissimi colpi, di quelli che riempiono le pagine dei giornali sportivi e non. Le squadre sono già impostate, e nessun tecnico ama stravolgere il proprio organico tra il girone d’andata e quello di ritorno. Anche i grandi nomi, di solito, cambiano casacca nei mesi estivi, quelli che conciliano meglio i ricordi della propria fanciullezza; giorni lieti in cui, nella tua cameretta, guardavi sognante proprio il poster di quella squadra là, quella per cui hai appena firmato.
Non possiamo però negare che negli ultimi anni il calciomercato italico è passato dall’essere una sorta di Wall Street pallonara ad un piccolo mercatino ortofrutticolo rionale. Trattative di giorni e giorni per un terzinaccio quarantenne o per un ragazzino che poi verrà mandato a “maturare” in serie B (finchè diventerà –appunto- un terzinaccio quarantenne anche lui). Nomi che girano, girano e tornano sempre lì come fossero dei pendolari… Borriello che torna a Genova, Osvaldo che forse torna alla Juve e invece no, perché a Torino torna “Mitra” Matri. Gente che va e che viene più per fare titoli sui giornali che per effettive necessità tecniche.

L’unico, vero, sconvolgimento di rosa a cui abbiamo assistito, ahimè, è quello del Parma. Il team crociato sta indubbiamente attraversando uno dei momenti più bui della sua storia, e come spesso avviene, il fallimento caratterizza sia l’aspetto sportivo che quello societario.
Il Parma occupa tristemente l’ultimo posto in classifica e solo un miracolo potrebbe evitare la retrocessione in Serie B. Sempre poi che tutto fili liscio fino a fine anno, perché il rischio di ritrovarsi a partire dai Dilettanti a causa di un “crack” della società è quantomai concreto; specie ora che, Fantantonio Cassano in testa, molti giocatori parmensi stanno facendo a gara ad abbandonare la nave.
Tutti segnali inequivocabili, qualora qualcuno ne avesse ancora bisogno, del livello catatonico in cui è precipitato da anni quello che fu “il Campionato più bello del mondo”. Chi scrive ricorda i Platini, i Maradona, gli Zico. Sull’album dei “Calciatori” dove hanno campeggiato le figurine di quegli immortali numeri 10, ora i ragazzini appiccicano le immagini di sconosciuti, seppur onesti, pedatori.
Certo, può capitare che ogni tanto ti ritrovi tra le mani il pezzo pregiato. Compri al prezzo delle patate un ragazzino riottoso di cui gli inglesi si vogliono disfare, e ti trovi in squadra Paul Labile Pogba. Ma sono, per l’appunto, eccezioni se non miracoli. E soprattutto ricordiamoci che sarà difficile trattenerlo a lungo al di qua delle Alpi, se le cose non cambiano.

Perché siamo ormai un campionato “minore”. Sembra ieri che portavamo tre squadre su quattro sul tetto d’Europa. Ora una che arriva in semifinale di Europa League ci sembra già un discreto risultato.
Un’ultima parola sul mercato “di casa nostra”, anche se so già che mi attirerò qualche critica (ma ci sta bene, in fondo serve proprio al confronto): abbiamo salutato il tanto discusso Giovinco, emigrato in Canada. A questo punto la line-up dei nostri attaccanti è composta da Tevez, Llorente e Morata, più il talentuoso Coman che però, personalmente, non ritengo un attaccante puro. Con l’arrivo di Matri è subito chiaro come abbiamo tre attaccanti che prediligono il gioco aereo, quello dei cross per il centravanti vecchio stile (Llorente in primis, un po’ di meno Morata e Matri). Considerato che “l’altro” acquisto è stato il ritorno di De Ceglie sulla fascia, che come Lichsteiner non ha mai avuto nel traversone il colpo migliore del suo repertorio, e che l’ultimo cross degno di nota l’ho visto fare ad un certo Franco Causio (ok, a parte il capolavoro Del Piero - Trezeguet contro il Milan che mi fa venire ancora i lucciconi ogni volta che lo vedo) mi sembra che qualcosa non quadri….


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