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          GLI ARTICOLI DI GLMDJ
Calcio giocato di S. BIANCHI del 05/02/2015 09:26:18
Juve e Milan, avversari sul campo

 

Pur non essendo un derby, la sfida tra Juve e Milan rappresenta un incontro di calcio tra le due squadre italiane con le bacheche più ricche di trofei, con più appeal tra i tifosi e con maggior fatturato. Non disdegnerei di segnalare, in aggiunta al resto, anche la miglior organizzazione societaria, rispetto ad un diffuso dilettantismo.
Juventus-Milan, nella storia calcistica del nostro Paese, è spesso una gara decisiva per la vittoria finale e quindi è la più classica delle classiche. Nonostante l’importanza della posta in palio tra le due avversarie, sarà per la maggior signorilità dei dirigenti o per l’intelligenza delle rispettive tifoserie, ma non si ritrovano molti motivi d’attrito tra i due schieramenti.

Sono 217 gli incontri ufficiali (con uno score a nostro favore di 79 a 66), di cui 191 in Campionato (70 a 58), 22 in Coppa Italia (8 a 7), due in Coppa Federale (il torneo che sostituì il Campionato negli anni della Grande Guerra: una vittoria per parte), una Supercoppa di Lega (1 a 0 per noi). E la finale di Champions League a Manchester, il cui ricordo più bello sono le foto mentre contribuisco a portare all’Old Trafford il più grosso bandierone della serata, quello del mio Juventus Club d’appartenenza.

La gara con più reti si è disputata nella stagione 1926/27 (Juve-Milan 8 a 2): col 6 a 0 dell’anno precedente rappresentano le più larghe vittorie bianconere sul Milan; la nostra più sonora sconfitta è antecedente, un 1-8 casalingo nel 1911/12: di questa batosta ci siamo rifatti il 6 aprile 1997, quando ci siamo imposti al Meazza per 6 a 1.

E’ necessario risalire al lontano 1906, per cercare il primo momento d’attrito tra le due Società. Juve e Milan arrivano appaiate al termine della fase finale di quel nono Campionato di calcio: per regolamento, lo spareggio si deve giocare sul campo della squadra con la miglior differenza reti, ma la gara di Torino, al Velodromo Umberto I°, termina con un nulla di fatto. La Federazione designa il campo di gioco dell'US Milanese come nuovo terreno neutro: la Juventus rifiuta di giocare in quel campo, non abbastanza neutro, ed il Milan vince il suo secondo scudetto.

Alla ricerca del secondo motivo d’attrito si arriva al 1994, quando la Juve di Lippi si sta avviando a conquistare il suo primo scudetto. E’ il 30 ottobre, e l’uno a zero finale è il risultato di una rete di testa di Roberto Baggio. Una gara non da cineteca, ma un “bassotto” che fa fessi i grandiglioni della difesa rossonera fa insorgere Capello contro i suoi difensori. Ai rimproveri del trainer, Costacurta, con intelligenza e signorilità, replica dicendo che Baggio aveva chiamato la palla, fingendosi un difensore del Milan. Pollo due volte: a cascarci e a raccontarlo (se è vero).

Il terzo ed ultimo motivo di contrasto è recente e risale al primo dei tre anni di Conte allenatore. Dopo il 2 a 0 di Torino dell’andata, al ritorno del Meazza, il 25 febbraio 2012 le squadre impattano uno a uno. La gara è pesantemente segnata da tre errori della terna arbitrale, guidata da Tagliavento. Sull’uno a zero per il Milan, Buffon rinvia un tiro di Muntari dopo che la palla ha varcato la linea di porta, ma l’assistente Romagnoli non se n’accorge. Zio Fester-Galliani ha detto fino alla noia (si sa che i vecchi ripetono sempre le stesse cose) che ha la registrazione del gol fantasma di Muntari sul suo telefonino. Ma il sosia di Lex Luthor evita accuratamente di ricordare due cose. Intanto la prima rete di Matri, fatta annullare dal solito Romagnoli, per un fuorigioco inesistente dello stesso bomber lodigiano; a seguire il pareggio del solito Matri, finalmente convalidato, Tagliavento non sanziona il pugno di Mexes a Quagliarella a palla lontana, negandoci una porzione di gara da disputare in superiorità numerica.

Come vedete non c’è molto motivo di contendere tra le due tifoserie: alla ricerca della malignità a tutti i costi, cerchiamo qualcos’altro tra le vicende di calciomercato, che vedono più frequentemente sorridere i bianconeri e masticare amaro i milanisti.

Non significative, da questo punto di vista la cessione alla Juve di un Giuseppe Meazza a fine carriera e nemmeno lo scambio che porta Salvadore in bianconero e Bruno Mora a Milano.
Uno scambio meno indolore per i rossoneri è quello tra Capello (sei anni a Torino da protagonista per finire la carriera al Milan senza grandi acuti) e Romeo Benetti, che in tre stagioni contribuisce a scrivere pagine importanti della storia bianconera.

Una rosicatura niente male, quella dei tifosi di via Turati, per la svendita di Davids alla Juventus, ove l'olandese, da rissoso indesiderato si trasforma in un campione eccezionale: uno dei responsabili della cessione è stato Costacurta, che non lo sopportava, chiamandolo “mela marcia”, magari quand’era sicuro di non essere sentito. Ancor più recente è il passaggio in bianconero di un giocatore, Pirlo, che pareva facilmente rimpiazzabile con un rimpasto del centrocampo rossonero. La Storia ricorda, che mentre il Milan continua ad arrancare campionato, Andrea Pirlo è uno dei protagonisti dei successi della Juventus.

L’aplomb dirigenziale, a parte qualche extrasistole del Dottor Galliani, l’essere spesso al vertice esprimendo in gara alti valori tecnici, sono fatti che agevolano molto sia li saper vincere, che il saper perdere. Infatti, tra Juventus e Milan, tra bianconeri e rossoneri non c’è quell’acrimonia evidente che si avverte negli scontri con squadre di minor rango: si parla delle due squadre che in Italia hanno vinto di più, specie negli ultimi anni, basti pensare all’Albo d’Oro della Serie A, che negli ultimi venticinque anni vede prevalere la Juventus dieci volte ed il Milan otto. Agli altri? Le briciole e sterili polemiche, generalmente prive di fondamento.


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