Chi come me, oltre al calcio, ha occasione di seguire gli sport motoristici, lo ricorderà di sicuro: a causa del divieto di pubblicità ai tabacchi che vige in alcuni stati, molte case si trovavano obbligate a "oscurare" i marchi dei propri sponsor. Poi la furbizia italica partorì il primo trucco: cambiando il font del carattere, il nome del pilota della Ferrari Alboreto (anzi... M.Alboreto) diventava un chiaro ma "innocente" richiamo al marchio dello sponsor della casa del Cavallino.
La strada era aperta: ad esempio la Jordan aveva come mascotte un serpente, e così Benson & Hedges si trasformò in Bitten & Hisses. E anche nel Motomondiale la fantasia si scatenò: il logo delle sigarette Gauloises diventò il più elementare degli incitamenti: GO!!!!!!!!!!!!!!!
Chiamiamoli con il loro nome.
Trucchi. Escamotage. Anzi, andrei ancora oltre:
Perculamenti. Rispettare la legge pur violandola palesemente. Già, perchè anche solo la stessa assenza del marchio (sempre la Ferrari sostituì lo sponsor con una sorta di codice a barre) richiama alla memoria cosa "dovrebbe esserci". Pubblicità tramite l'assenza della stessa. Praticamente geniale.
In questi giorni tiene banco, tra le altre cose, la vicenda della prossima partita della Nazionale allo Juventus Stadium. Gli Azzurri giocheranno nel nostro "salotto" (che poi è -più o meno- quello che già avviene una domenica sì e una domenica no, visto che molti giocatori della Nazionale arrivano dalla Juve) e, con loro, arriveranno allo stadio della Continassa gli Alti Papaveri della FIGC.
E qui sorge il problema. Già, perchè il buon Tavecchio, (sì, quello di Optì Pobà mangiabanane) si sentirebbe alquanto offeso nella sua veste di massima autorità della Federazione se, entrando allo Stadium, dovesse vedere esposti i famigerati numeri "32" che ricordano il numero degli scudetti vinti dalla Juventus, al lordo di quelli che furono gli scellerati verdetti di Calciopoli.
Vero che parla da Presidente della Federazione e che per la Federazione, fino a revisione del processo, la Juventus rivendica qualcosa che non le appartiene. Vero anche che, se vogliamo fare i pignoli, a casa mia ci appendo quello che mi pare; se ho i calendari delle donne nude in stile officina di Cicciuzzo, sono fatti miei, se alla vicina bigotta danno fastidio basta che se ne stia a casa sua. N'est pas?
Ma allora mi permetto di dare un suggerimento ad Andrea Agnelli.
Non far arrabbiare il buon Tavecchio. Ha anche un'età e sarebbe irrispettoso.
Tiriamo via quei "32" (anche perchè -dicendola tutta- fanno una bella figura ma fino a che i due "figlioli dispersi" non tornano a casa, fanno appunto solamente figura) e pensiamo a qualche bella trovata per ricordare quanti siano gli scudetti che riteniamo nostri.
Trentadue bambini che accompagnino gli Azzurri all'ingresso in campo, tutti con una maglietta tricolore. O sostituire lo scudetto 32 con un bel punto interrogativo, come una muta domanda al Presidente: se non sono trentadue, allora quanti sono?
Disubbidienza ubbidiente. Rimarcare ancora di più il torto di Calciopoli mentre apparentemente lo si censura.
Sarà in grado la nostra Dirigenza di un gesto così "cattivello"? O rimuoverà i simboli per il "quieto vivere"? Ah, e infine, ovviamente, una chicca ci vuole. A costo di cambiare la numerazione delle poltrone, il dottor Tavecchio deve avere
uno specifico posto a sedere.
Inutile che vi dica quale.
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