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          GLI ARTICOLI DI GLMDJ
Attualità di E. LOFFREDO del 26/03/2015 15:25:05
Le buone maniere del Parma

 

Intorno alle vicende del Parma e soprattutto riguardo ai suoi calciatori si sta manifestando il più classico buonismo utile a catturare l'attenzione dell'opinione pubblica. Il capitano dei ducali e i suoi compagni vengono elevati ad eroi ai quali la pubblica morale dovrebbe tutto o quasi. Chi scrive si permette fermamente di dissentire.

L'occasione ce la dà un pezzo apparso su Il Fatto nel quale l'autore, Malcom Pagani, scrive: «Alla fine si è incazzato anche Alessandro Lucarelli, 38 anni e ormai in odore di santità. Una gomitata a Quagliarella del Toro, un cartellino giallo e un'espulsione (costatagli tre giornate di squalifica) che l'arbitro Mariani, se avesse avuto un dio, avrebbe dovuto evitare. Lucarelli va capito» (Link) . Incredibile quello che tocca leggere!

Il colpevole di un gesto altamente antisportivo ora è quel senza dio di un arbitro?! Lucarelli non va capito, va condannato, punto e basta. Il capitano del Parma non può avere l'attenuante o peggio ancora l'esimente della situazione societaria per quel nervosismo. Anzi, nel momento in cui scende in campo deve essere grato a tutti i colleghi che incontra per la solidarietà mostrata (esempio ritardo di quindici minuti prima delle partite). Poca o molta che sia, la solidarietà dei colleghi a Parma l'hanno avuta (ci risulta che Damiano Tommasi si occupi quasi solo di quello), non è contro di loro che Lucarelli deve sfogare la sua rabbia o frustrazione. Anche perché, a dirla tutta, sono semmai i giocatori di tutte le altre squadre a dovercela avere con i colleghi gialloblù.

Tutti gli iscritti all'AIC infatti dovrebbero chiedersi quanto abbiano contribuito l'atteggiamento e le omissioni dei calciatori parmensi nel maturare della situazione così come è esplosa negli ultimi mesi e che sta gettando ulteriore discredito per il loro ambiente di lavoro. Nel momento in cui è evidente che la situazione del Parma calcio fosse fasulla e la partecipazione alla serie A è stata garantita in modo anomalo (i ducali sono presenti nel campionato in modo posticcio) è anche chiaro che i primi a doversi accorgere della situazione erano proprio i calciatori.

Che i conti del Parma non fossero in ordine emerse già a maggio quando fu negata la licenza UEFA per quello che pareva un banale ritardo nel versamento dell'IREF. Ci cascammo un po' tutti alla storia del mero ritardo, ma chi stava fuori non poteva sapere. Chi invece aveva a che fare con la società quotidianamente è probabile che avesse la contezza di quello che stava accadendo. Se non versi le tasse, l'Erario magari se ne accorge solo sei mesi dopo, se però non versi gli stipendi, calciatori e dipendenti se ne accorgono subito. I nostri però anche nel momento del caos di un Ghirardi piangente e transfuga dal calcio, hanno taciuto.

Si è vociferato che l'ultimo stipendio puntuale della presidenza Ghirardi fosse risalente ad aprile. Quello stesso Ghirardi che nello spogliatoio di Collecchio molti vorrebbero in galera insieme a Manenti e dal quale però per compiacenza molti di loro compravano case site in provincia di Brescia (tramite l'agenzia del padre di Ghirardi).

Questi sono gli eroi di Parma, «Donadoni, Lucarelli e i suoi compagni, uomini, hanno dimostrato di essere. Persone che in assenza di istituzioni, si sono curate del destino di altre persone, dei loro magri stipendi e del loro futuro in rosso». Nessuno pensi che sono persone che tacendo hanno aggravato la situazione contabile, che hanno evitato il fallimento estivo per garantirsi ancora per un po' la scena del massimo campionato e che ora scendono a patti con Tavecchio per non precludersi il resto della carriera (il sistema...). Lo hanno fatto per gli altri impiegati che ora purtroppo si trovano in una situazione più difficile di quella che poteva essere se il club fosse fallito tra giugno e settembre (con minori debiti maturati nel frattempo il salvataggio sarebbe più agevole). Chi fa questi cattivi pensieri non ha anima.



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