La partita col Parma non è piaciuta a nessun tifoso juventino. Il risultato e soprattutto il gioco hanno gelato gli entusiasmi per una giornata che doveva essere di ordinaria amministrazione e che tale non è stata.
Non disserteremo dell'ampio turn over praticato da Allegri, sarebbe anche nei nostri piccoli diritti da tifosi discuterne, ma facciamo prevalere la constatazione che il mister è stato messo lì anche per fare queste scelte (condivisibili meno). Né ci chiederemo come mai Vitale e non Matri, perché con l'atteggiamento visto in campo crediamo sarebbe cambiato poco.
Ci soffermiamo invece su un atteggiamento a nostro parere insoddisfacente. Solo nell'ultimo quarto d'ora del primo tempo si è vista un po' di Juve e non può bastare. Un atteggiamento che ha incontrato il disappunto anche dei dirigenti al seguito che, come riportano fonti di stampa, ha preferito rientrare a Torino sul pullman della squadra per far sentire ai giocatori «
il fiato sul collo». Un modo per richiamarli immediatamente ai doveri agonistici di ogni giocatore.
Quello di Parma non è un vero e proprio campanello d'allarme, ma è bene allontanare qualsiasi superficialità nell'analisi dell'inattesa sconfitta.
Niente drammi, ma guai ad abbassare la guardia. Dopotutto in una stagione è normale accusare un passaggio a vuoto, se capita con quattordici punti di vantaggio in un certo senso è anche indolore. L'importante è ridestarsi e riprendere la solita concentrazione,
una sveglia che sta a Massimiliano Allegri dare ai suoi.
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