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          GLI ARTICOLI DI GLMDJ
Attualità di S. BIANCHI del 15/04/2015 08:06:19
Coppa Italia, progetto di “double”

 

La Coppa Italia, “de iure”, è una Coppa di Lega come quella della Lega Pro, della Serie D e quella dei Dilettanti, ma “de facto” è una coppa federale, esattamente come la F.A. Cup inglese. Forse è da quest’equivoco che nascono le sue disavventure. Disavventure e disamore non toccano invece la “Football Association Challenge Cup”, in poche parole la Coppa d'Inghilterra, che oltre ad essere il più antico torneo calcistico al mondo, ha sempre evocato, in caso di vittoria, prestigio e festeggiamenti simili se non superiori quelli della vittoria della Premier League.

Nella sportiva Albione ciò avveniva anche in tempi in cui tale vittoria non apriva la strada alla partecipazione alle competizioni europee. La Coppa Italia, infatti, ha ripreso vigore ed interesse proprio dal 2009, da quando assicura nuovamente un posto in Europa League, cosa che non avveniva dal tempo della cancellazione della Coppa delle Coppe. Di minor interesse il fatto che la vittoria in Coppa Italia, dia la possibilità di disputare la Supercoppa di Lega con la vincente del campionato, gara unica che solitamente apre la stagione agonistica.

La Coppa Italia non ha mai avuto vita facile, con un regolamento sempre in bilico per cercare di renderla ora appetibile, ora allargata ad un maggior numero di partecipanti, ora snellita per non sovraccaricare d’impegni le squadre maggiori. Proposta per la prima volta nel 1922, la seconda edizione è di quattro anni dopo, ma riprende a cadenza annuale dalla stagione 1935/36; interrotta per la 2° Guerra Mondiale, è ripresa solo nel 1958.

Nasce come il figlio cercato per dare significato ad un legame: nel 1921 le squadre più importanti entrano in dissidio con la FIGC per la struttura del campionato e formano un’associazione indipendente, la Confederazione Calcistica Italiana. La coppa, ideata dalla FIGC per rimediare alla caduta d’interesse per il suo campionato, fu un fiasco. Rientrato lo scisma CCI e riunificati i campionati, è riproposta nel 1926 per riunire vari tornei minori che, proprio per la loro natura, non destavano interesse a livello nazionale.
La coppa riacquista interesse negli anni trenta, per gli spazi temporali ottenuti dal campionato portato a sedici squadre ed il regolamento mutuato dalla FA Cup: partite secche e squadre di serie A che entravano in tabellone dopo le eliminatorie tra le squadre di Serie B e C, col vincitore aveva il diritto di partecipare, la stagione seguente, alla Mitropa Cup, l’antesignana della Coppa dei Campioni.
Alla luce del progetto dell’UEFA di una nuova coppa europea da affiancare all’ormai affermata Coppa dei Campioni, la Coppa Italia riprese vita nel 1958, vinta dalla Lazio, che per prima si fregiò della coccarda tricolore, ufficializzata dalla Federazione l’anno seguente. La coccarda era un distintivo di vittoria che ricordava lo “scudetto”, ideato da Gabriele D’annunzio per la Nazionale militare, cucito per la prima volta sulle maglie Genoa per festeggiare la vittoria del campionato del 1924. La Coppa delle Coppe inizia, infatti, nella stagione 1960/61, ma Coppa Italia continua a stentare, come dimostrano le affermazioni di Napoli (allora in B) ed Atalanta nelle edizioni del 1962 e 1963. Dagli anni duemila, la ristrutturazione delle coppe europee toglie altro interesse alla Coppa Italia, che le grandi vedono come una competizione dove far giocare le riserve, come in quello che una volta era il trofeo Berretti.

Di là dai proclami di facciata la dimostrazione dello scarso interesse per la Coppa risiede nella nostra stessa storia: impegnati come siamo tra campionato, coppe europee (e gare con le varie Nazionali), sono vent’anni esatti che non solleviamo al cielo questo trofeo minore. Si pensa a lei solo quando ricordiamo che, con la Roma, deteniamo il maggior numero di vittorie (nove) e con l’Inter la doppietta, il “double”, vale a dire l’accoppiata scudetto-coppa (conquistato nel 1959/60 e nel 1994/95).

Quest’anno ci “tocca” ritentare la doppietta, anche se la finale, a sentire i soliti bene informati, avrebbe dovuto essere Fiorentina-Napoli. Fiorentina perché, vista la vittoria dell’andata allo Stadium, aveva la finale già in tasca ... ma doveva essere una tasca ben bucata; l’altra finalista avrebbe dovuto essere il Napoli, a detta di Benitez meritevole della finale (non si sa a quale titolo: forse si riferiva a quello dell’alcol nel sangue).

La finale, però, la giocheremo senza Marchisio e Morata. Visto che l’altra finalista è la Lazio, maligno come sono, mi vengono in mente le “ammonizioni preventive” di cui fu ingiustamente accusato Moggi. Ora, con un Lotito che spadroneggia in Federazione (schivando le denunce alla Giustizia Ordinaria da parte di Marotta, ma cui è accordato il permesso di querelare il DG dell’Ischia), mi viene da pensare ad un aiutino “strutturale” alla Lazio, da parte dell’arbitro Massa. Dietrologia, dite voi? Sì, dietrologia: possono farla solo gli altri? Se non sul “disegno criminale”, almeno sul merito i moviolisti mi danno ragione. Marchisio, in diffida, si prende il secondo giallo per essere andato a rimproverare Rodriguez per un’entrata violenta su Morata. Per quanto concerne Morata, “nel finale, la gara si è incattivita ma Massa qui esagera: Morata atterra Diamanti arrivando al lato, intervento da giallo”. Il virgolettato deriva dal massimo della stampa anti-Juve, la Gazzetta, a certificare l’assurdità del rosso diretto. Massa, evidentemente è più realista del re e ci priva di due pedine fondamentali per la finale. Inoltre, essendo finalista una squadra di Roma, non si capisce il motivo, perché la gara sia giocata nello stadio di quella città. Forse i gol fatti in trasferta, in caso di parità, varranno doppio?

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