Venerdì sera un gruppo di tifosi cagliaritani ha fatto irruzione nel centro sportivo dei rossoblu per contestare la squadra ed intimare ai giocatori di profondere maggior impegno. Nonostante si tenda a minimizzare, è ormai difficile negare che sarebbero volati dei ceffoni ai giocatori,
«Murru sarebbe stato colpito da una sberla» (Gazzetta). L'incursione è stata poi sigillata con una la scritta
«Sputate sangue per la maglia, mercenari!» lasciata sui cancelli dell'impianto.
Di tutte le cronache che raccontano l'episodio colpisce un particolare: la quasi totale assenza di Zeman. Eppure in casi di scarso rendimento della squadra l'allenatore è (quasi) sempre tra gli imputati principali. Sia chiaro, e a scanso di equivoci, non si sta affermando che qualche ceffone doveva prenderlo anche il tecnico, le vie di fatto sono incondivisibili in ogni caso.
Siamo semplicemente stupiti da un lato che i tifosi non lo abbiano contestato,
«A Zeman solo qualche insulto: "vecchietto"» (GDS) e dall'altro che il boemo non sia intervenuto a difendere il gruppo di ragazzi che dovrebbe guidare e tenere indenne dai malumori esterni. Ve lo immaginate Carletto Mazzone che in quella situazione lascia campo libero a quel tipo di tifosi?
Nella conferenza del giorno dopo il boemo ha speso le ovvie parole di condanna, resta il fatto che durante la contestazione pare essersi imboscato.
Proprio quando il suo ruolo di leadership gli imponeva di schierarsi davanti ai giocatori e difenderli dalla furia verbale dei tifosi e assumersi qualche responsabilità lui non c'era. Lui non c'entra mai, infatti da qualche settimana giustifica il calo atletico della sua squadra dando la colpa al lavoro fisico impostato da Zola. O come quella volta che si appoggiò al retro della panchina voltando le spalle al campo. Oppure quando Maurizio Schillaci (cugino del più celebre Totò) gli confidò di un tentativo di combine e semplicemente gli consigliò di tacere e rifiutare (
Link).
E sì, Zeman è fatto così. Evita sempre di fare qualcosa di apprezzabile durante il verificarsi dei fatti,
preferisce parlare e accusare sempre dopo, quando il tutto torna utile all'immagine popolare che si è costruito. La "ggente" ha bisogno di questi eroi, quelli che invece di rimboccarsi le maniche preferiscono additare il prossimo. Lui lo sa e si comporta di conseguenza. Ora andate a dire ai giocatori e ai tifosi del Cagliari che il maestro Zdenek non c'entra nulla con la grama stagione dei rossoblu.
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