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          GLI ARTICOLI DI GLMDJ
Attualità di F. FILIPPIN del 21/04/2015 13:30:31
Le difficoltà di Zeman

 

A volte a parlare di Zeman si ha la sensazione di sparare sulla Croce Rossa, come si suol dire, e sembra quasi di voler approfittare dei suoi momenti di difficoltà per infierire su un personaggio che, per usare un eufemismo, non può che suscitare nei tifosi Juventini un sentimento di forte antipatia.

Il problema è che i momenti di difficoltà del boemo durano ormai da più di un decennio, senza interruzioni o soluzione di continuità (non ultimo l'”esaltante” ritorno sulla panchina del Cagliari e le sue dimissioni) e, quindi, è obiettivamente difficile trovare momenti di calma piatta, per non essere accusati di strumentalizzazioni.

Torniamo su una vicenda mai spiegata compiutamente e che, dopo la sentenza della Cassazione di qualche giorno fa, è tornata in auge (o almeno avrebbe dovuto esserlo) e ancora ci suscita indignazione (anche se siamo rimasti in pochi)
Mi riferisco alla celeberrima partita Lecce – Parma del 29.05.2005, partita per la quale è stato condannato quello che è rimasto ormai l'unico arbitro affiliato della temibile cupola moggiana.

La partita, giova dirlo, sarebbe stata ammorbidita in ottica pro Fiorentina (e qui la Juve non c'entra nulla)
Chi era allenatore dei salentini, lo ricordiamo bene, come ricordiamo ancora bene la clamorosa protesta inscenata dal tecnico sul finale che si voltò spalle al campo per non vedere quello che sapeva già sarebbe successo in quei minuti, cioè niente.
La deposizione di Zeman avanti il Tribunale di Napoli nel corso del processo di primo grado, nel 2009, è agli annali, ma la ricordiamo per stralci per chi avesse poca memoria:

PM: è vero che a un certo punto di quell'incontro si alza, si mette dietro la panchina e dà le spalle al campo di calcio?
ZEMAN: ripeto, io faccio l'allenatore, cerco di giocare sempre, poi il discorso di salvare qualcuno per condannare un altro non era nella mia mentalità e, quindi, volevo che la squadra che ha giocato bene per un'ora continuava a giocare
PM: e questa circostanza che le ho detto adesso è vera, la ricorda?
ZEMAN: sì, mi sono alzato e sono andato dietro la panchina perché non c'era niente da fare, niente da vedere
PM: dunque con quel comportamento lei stava sostanzialmente protestando nei confronti dei suoi giocatori
ZEMAN: contro la mia squadra. Sì
PM: cosa aveva detto lei prima della partita? Aveva dato disposizioni?
ZEMAN: avevo dato disposizioni della partita, che eravamo più forti, che siamo più bravi e che dovevamo vincere anche per conquistare un miglior piazzamento nella storia del Lecce. Io ci tengo a queste cose anche se mi dicono che sono perdente
PM: senta, in qualche modo, dando le ultime disposizioni, raccomandazioni ai suoi giocatori, lei aveva in quella circostanza prima che la partita iniziasse citato il nome del suo direttore sportivo Pantaleo Corvino?
ZEMAN: non me lo ricordo in questo momento, non mi ricordo in che circostanza, fatto sta che il direttore era ormai della Fiorentina quindi penso che direi bugie (ndr Corvino passo alla Fiorentina nella stagione successiva)
PM: dalle dichiarazioni che Zeman, che sono agli atti, rende in data 12 luglio 2006 all'Ufficio indagini Figc, lei, testualmente, ad una domanda che le viene rivolta risponde in questo modo: "Nel motivare la squadra nel pre-partita avevo detto ai calciatori di giocare anche per il direttore sportivo Pantaleo Corvino che si sapeva doversi trasferire alla Fiorentina nella successiva stagione calcistica 2005-2006". Ricorda meglio adesso?
ZEMAN: sì, lo stavo dicendo ma non ero sicuro e me lo sono tenuto, ma dovevo dare motivazioni in più ai giocatori e, visto che loro erano attaccati abbastanza al direttore, fategli un regalo e vincere l'ultima partita, dicevo io
PM: ha ricordo di altre circostanze riguardo a quell'incontro?
ZEMAN: vabbè, io ripeto il concetto, ho giocato un buon calcio, vincevamo anche, poi ci si è bloccati, visto che il direttore magari mi rimproverava ancora che ho sostituito Vucinic ad un quarto d'ora dalla fine. Però Vucinic nell'ultimo quarto d'ora si era messo nel cerchio di centrocampo e non giocava più, quindi per me era normale sostituirlo. Ma queste partite io penso che, specialmente quell'annata dove erano invischiate nella retrocessione 8-9 squadre, penso che tutte le partite si sono giocate in questo modo. Nel senso per non farsi male.”

Ovviamente, come sappiamo, per quell'episodio Zeman (che non denunciò formalmente l'episodio) non subì conseguenze, né nell'immediato (venne anche sentito dall'Ufficio indagini della Figc), né in prosieguo, alla faccia della morale ad orologeria di quelli che per un “non poteva non sapere” sono stati pronti a mandare al macello qualche anno dopo un tecnico.
E' bene ricordarselo quando partiranno i “coccodrilli” pro Zeman dopo il suo prossimo fallimento/esonero, che ce lo ricorderanno come ultimo paladino del “calcio pulito” (contrapposto, come sempre, a quelli per cui “vincere è l'unica cosa che conta”).

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