Il popolo juventino ha assistito (finalmente!) al sorteggio delle semifinali con un sentimento diviso tra emozione ed una certa dose di tranquillità:
non c'era nessuno da evitare, perché qualsiasi biglietto fosse uscito dall'urna sarebbe stato quello di una delle tre squadre più forti al mondo. Karl Heinz Riedle ha estratto il Real Madrid, squadra che molti juventini avevano indicato come avversaria preferita, se non altro per la storia più o meno recente, che ci ha visti affrontarli in sfide spesso entusiasmanti.
Il Real non ha bisogno di presentazioni. È la squadra con più Coppe dei Campioni (la decima vinta 10 mesi fa), con più disponibilità economica (non sempre impiegata sul mercato in modo ineccepibile, almeno dal punto di vista tecnico), in una parola: la squadra del Re. Fu infatti Alfonso XIII di Spagna ad insignirla del titolo "Real" nel 1920, conferendole inoltre la corona sul proprio stemma. Da allora, i Blancos hanno vinto
32 titoli nazionali, come la Juve,
19 coppe di Spagna e montagne di titoli europei. Ma, nonostante investimenti ingenti, da 12 anni attendevano di vincere la decima Champions League: dove fallirono altri illustri allenatori, tra cui lo Special One Mourinho, non ha mancato l'obiettivo
Ancelotti, che guarda caso si giocò la prima semifinale di Champions proprio sulla panchina della Juve, nel 1999. Gli incroci di destino tra madridisti e bianconeri non finiscono qui: da
Zidane, che esplose alla Juve per poi chiudere la carriera a Madrid, a
Cannavaro, che vinse il Pallone d'Oro per metà in bianconero e per metà (a causa di farsopoli) in camiseta blanca.
Ma gli incroci più affascinanti ed indimenticabili restano quelli avvenuti sul campo, in oltre mezzo secolo di sfide dominate dell'equilibrio (
7 vittorie juventine, 8 madridiste ed un solo pareggio). L'unica volta che ci toccò il Real in semifinale, nel
2003, fu probabilmente la sfida più bella, sia per gli interpreti (in campo c'erano Buffon, Davids, Nedved, Trezeguet e Del Piero da una parte e Roberto Carlos, Ronaldo, Figo, Zidane e Raul dall'altra) che per l'andamento della doppia sfida, con la Juve capace di ribaltare il 2-1 dell'andata con uno storico 3-1 firmato da Nevdev, Del Piero e Trezeguet. Ma i ricordi più dolci sono quelli del
1996, quando la Juventus di Lippi, futura campione d'Europa, contro i favori del pronostico e dopo una soffertissima gara d'andata persa 1-0 al Bernabeu, si impose sul Real con uno spettacolare 2-0 siglato da Del Piero e da Padovano, incautamente sbeffeggiato dagli spagnoli alla vigilia. Se poi affondiamo la memoria nel passato, magari saltando la brutta finale del 1997, persa peraltro con un gol in palese fuorigioco, o l'eliminazione del 1986 ai calci di rigore, il decisivo dei quali fu tirato misteriosamente da Favero, riscopriamo una
storica vittoria a Madrid per 1-0 nel 1962, con il gol di Sivori, che ci permise di espugnare il Santiago Bernabeu, mai violato prima da nessun'altra squadra europea. Ed è bello rivivere quel momento proprio con le parole di Omar:
"Faceva paura quello sta¬dio. Faceva paura il fatto che loro, su quel campo, non ave¬vano mai perso. Ma sbaglia¬rono l’approccio, pensavano fosse una passeggiata dopo la vittoria di Torino. E noi arrivammo a Madrid, molto concentrati e determinati. Marcandoli a uomo e con la forza della serenità, perché in fondo neppure noi erava¬mo così convinti di vincere in quello stadio e se non aves¬simo vinto non sarebbe stato uno scandalo. Eppure, a un certo punto capimmo che po¬tevamo farcela. Sicuramen¬te dopo il gol. Segnai io, dopo che Charles mi aveva fatto da sponda di testa, andando a prendere un cross in cielo. Lui era formidabile nello svolgere quel lavoro, forti co¬me lui non ce ne sono mai più stati. Uno a zero alla fi¬ne del primo tempo e loro iniziano ad aver paura. Noi prendiamo coraggio, ma da¬vanti avevamo gente come Santamaria, Gento, Pu¬skas, Di Stefano". Erano i galacticos ante litteram, ma vinse una Juve che giocò con il cuore e con la voglia di stupire il mondo. Come pure riuscì a vincere quasi mezzo secolo dopo, nel
2008, anche se in una partita meno decisiva, trattandosi del girone, la Juve trascinata da
Del Piero, a cui il pubblico madridista tributò una standing ovation, dopo la sua doppietta che ci regalò il 2-0. È chiaro che chi entra in campo in queste partite scrive in ogni caso una pagina di storia.
Butragueno, commentando il sorteggio, si è detto
contento di rivedere la Juve tra le grandi: non può immaginare quanto faccia felici noi esserci. È fantastico tornare a respirare l'aria a cui eravamo abituati, prima che la più grande farsa dello sport ci spazzasse via dal panorama europeo. E sappiamo di partire ampiamente sfavoriti: loro sono campioni d'Europa e del Mondo in carica, possono contare sul Pallone d'Oro in carica, oltre che su una schiera di fenomeni che solo a nominarli verrebbe il capogiro.
Ma sul campo, contro di loro, ci sarà la nostra Juventus, mentre il resto d'Italia non potrà fare altro che guardare e gufare. Come al solito, c'è chi scrive la storia e c'è chi... rosica. Forza Juve! La nostra pagina facebook
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