Cominciamo dal fondo: a differenza di molti, direi quasi tutti, ho vissuto gli ultimi venti minuti di partita, cioè da quando hanno annunciato il cambio Sturaro-Barzagli, con lo stesso stato d’animo di Tevez al momento della sostituzione; arrabbiato, arrabbiato nero per quella che ancora adesso mi sembra una mezza occasione sprecata.
Intendiamoci, è stata una serata a suo modo storica, di quelle comunque da ricordare: sarà stata forse la lontananza dal resto del calcio italiano, ma confesso che non vivevo una partita della Juventus con la stessa intensità da più di due lustri. I miei figli hanno 8 e 6 anni, e nartedì al gol di Morata sono corsi in salotto ridendo, per vedere il loro papà che gridava come un matto, roba mai vista prima. Belle sensazioni.
Martedì, prima della partita, avevo soprattutto un desiderio: riuscire ad arrivare a Madrid ancora almeno virtualmente in corsa, che non finisse tutto subito. Sono stato accontentato: di più,
la Juve ha fatto ben di più che semplicemente vincere 2-1; ha legittimato la sua presenza tra le semifinaliste, ha giocato a tratti uno splendido calcio, tecnico, corale, spavaldo; ha fatto vedere che alle volte certi nomi altisonanti fanno paura solo perché scritti sul retro di magliette che davanti hanno scritto Real Madrid, o Bayern, o Barcellona, ma che forse anche altri nomi scritti sul retro di maglie bianconere tanto da meno non sono, dopotutto.
E allora, per tornare all’inizio, ecco perché sono arrabbiato: perché una partita così ben preparata, e giocata, secondo me non meritava di venir conclusa facendo un passo indietro, ma al contrario avrei voluto vederne fare due in avanti, per provare ad azzannare alla giugulare questi tanto decantati galacticos, o come li chiamano ora. Per carità, non sono un tecnico, anzi in realtà non capisco un granché, e Allegri ha sicuramente avuto i suoi ottimi motivi per il cambio di modulo, ma dopo martedì sera sono ancora più convinto che
quello che ancora un po’ ci distanzia dal gotha del calcio europeo non sia tanto la qualità degli interpreti, o dei loro piedi, quanto piuttosto la consapevolezza che abbiamo del nostro valore.
E allora godiamocela, si, come è giusto che sia; ma abbiamo toccato con mano che una collezione di figurine non è necessariamente più forte di questa Juventus, che non ha bisogno di portarsi appresso autobus da piazzare sulla linea di porta, ma anzi al contrario può pungere e far male.
Il sogno continua, ma è meno sogno di prima: forse in finale ci andrà il Real, dopotutto sono fortissimi; ma mi piacerebbe che questa squadra uscisse dal Santiago Bernabeu, vada come vada, pronta alla prossima sfida, che sia a Berlino o nel prossimo girone di Champions, da Grande Squadra.
Ah, un avviso ai naviganti: grazie di tutto, è bellissimo essere tornati dove avremmo sempre dovuto essere in questi anni,
ma non pensiate che per questo ci dimenticheremo di quella “scomoda” questione di quei due scudetti.
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