Non ho particolari motivi di rivalsa con la Lazio, de minimis non curat praetor, proprio per le soddisfazioni che ad anni alterni la Juventus riesce a dare ai propri sostenitori, al contrario di quanto avviene in altre realtà calcistiche. Comunque, e badate che questa è una mia particolare opinione: io vedo lo scippo dello scudetto del 2000, più un dispetto pre-calciopoli dell’establishment nei confronti di una Juve, che non un furto perpetratoci da Cragnotti. Che, oltretutto, sta pagando quegli equilibrismi economici che gli hanno consentito di costruire una squadra ben al di fuori di quello che sarà chiamato fair play finanziario. L’altro motivo del mio mancato rancore per la Lazio deriva da quel famoso 5 maggio. Non quello di Manzoni e Napoleone, ma quello del 2002, in cui Ronnie e compagnia cantante furono stoppati a Roma da una Lazio ormai in vacanza, permettendoci il sorpasso scudetto e i baccanali successivi. Anzi, la mia impressione è che siano proprio i biancazzurri a rosicare nei nostri confronti, non avendo gradito il passaggio di Nedved in bianconero (nemmeno fosse stata colpa sua) e il suo legarsi anima e corpo alla causa bianconera.
Ma parliamo un po’ di storia. Nell’anno del Giubileo, molta “acquasanta” e un bel po’ di nostra dabbenaggine consegnano alla Lazio uno scudetto già bianconero. La stagione inizia il 29 agosto 1999, ed essendosi sbarazzate nell’ordine di Inter e Roma, alla fine del girone d’andata la squadra di Sven-Göran Eriksson è dietro di un punto a quella di Carlo Ancelotti. Dopo una breve rimonta del Milan, il discorso scudetto si restringe definitivamente a Juventus e Lazio: l’apparente svolta si ha 19 marzo, con la Lazio bloccata a Verona e la Juventus che prende nove punti di vantaggio.
La giornata seguente, perdendo col Milan a San Siro, il nostro vantaggio si riduce a sei punti per la contemporanea vittoria laziale nel derby, e Il vantaggio cala pericolosamente a tre punti per la successiva sconfitta interna con la stessa Lazio. La trentesima giornata dona una boccata d’ossigeno agli uomini di Ancelotti (“Pigs cannot coach”: avesse avuto ragione la Curva?): torniamo avanti di cinque punti per il pareggio laziale a Firenze. La fatica dell’Intertoto, cui la Juve aveva partecipato prima del campionato, inizia a farsi sentire e a due giornate dal termine i biancazzurri riducono lo svantaggio a due punti per la nostra sconfitta al Bentegodi. Questo è il nostro vantaggio quando si va a disputare l’ultima di campionato: la Lazio, in casa con la Reggina, non ha problemi a fare i tre punti, mentre tutti sanno come va la gara di Perugia.
Mentre in tutta Italia splende un sole già estivo, a Perugia l’”acquasanta “ di Cragnotti rende il campo impraticabile, ma per impraticabile voglio dire che in nessuna parte del campo il pallone riesce a rimbalzare, né al momento della sospensione sullo zero a zero, né dopo oltre un’ora di attesa. Regolamento, logica e un arbitro onesto avrebbero fatto rinviare la gara. Non Lex Luthor-Collina, che rendendosi colpevole di complicità in scippo, nonostante questo episodio, gli incontri con Meani nell’oscurità di ristoranti chiusi e rapporti pubblicitari non cristallini con squadre che doveva arbitrare, oltre a non aver subito sanzioni è riuscito addirittura a far carriera. E quel 14 maggio, complice un gollonzo dell’incolpevole Calori, Collina e la Lazio hanno vinto lo scudetto.
Ma questo è passato. Se fossimo tifosi di Inter, Fiorentina, Roma o squadre simili, la storia non finirebbe qui, con ricerca di cupole intente a ordire complotti e così via. Noi non siamo avvezzi alla dietrologia ma siamo abituati a costruirci la Storia con le vittorie e non con i discorsi. E’ per questo che oggi, quella finale di Coppa Italia con la Lazio,
vogliamo vincerla. Non per vendicarci di qualcuno, poiché Cragnotti si è già punito da sé e che per Lotito basterà aspettare: non è nel nostro carattere. Ci sono ben nove motivi per vincere quella partita:
la vittoria in se stessa, un trofeo da aggiungere in bacheca, il ribadire lo strapotere bianconero in Italia, la gioia di rendere potenzialmente inutile la disputa della Supercoppa Italiana, la conquista del primato in solitaria nelle vittorie di coppa, poter mettere sulla maglia la stella d’argento, fare la terza doppietta (dopo di quelle del 1960 e 1995), ottenere il primato italiano in solitaria delle doppiette e … mi sembra, o avevo detto nove? La nostra pagina facebook
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