Da spaccone a pecora, da pecora a provocatore, questa è la metamorfosi di alcuni protagonisti della stagione di quelli che dovevano essere i principali antagonisti della Juventus nella lotta scudetto.
Er Pecora Primo: Rudi Garcia. L'allenatore romanista ha iniziato l'anno con la toccata e fuga di violino allo JStadium, rincarata dalla celeberrima conferenza nella quale con sicumera affermò: «
A Torino ho visto una Roma forte, forse più della Juventus, e ho capito che quest'anno vinceremo lo Scudetto. Sono sicuro di questo.Siamo più forti dei bianconeri e lo dimostreremo sul campo. È stata tutt'altro che una sconfitta, sono fiero dei miei giocatori perché non solo abbiamo dimostrato la nostra forza, ma anche personalità».
Rudi è diventato poi pecora nei mesi del crollo verticale. Fu evidente che non aveva la piena fiducia della squadra (che forse tuttora non ha). Interrogato sull'argomento rispondeva: «
Chiedetelo ai giocatori». E i giocatori non sono intervenuti con prontezza a dargli appoggio...
È arrivato poi il momento della spacconeria. Prima del derby della settimana scorsa ha ripreso con i suoi show, stavolta diretti all'ambiente laziale che
ha provocato giocando col fuoco delle polemicheper lo spostamento al lunedì del derby. Il francese a risultato acquisito si è difeso sostenendo che «
Era solo strategia, fa parte del gioco cercare di destabilizzare l'avversario». Parole che ci sono sembrate un maldestro tentativo di imitazione, ci hanno ricordato infatti quelle di Conte in un'intervista alla Scarnati alla fine della stagione 2013-2014...
Ieri alla vigilia dell'ultima di campionato ha incominciato a mettere le mani avanti per la prossima stagione ha detto: «
Nel nostro campionato siamo primi, perché La Juventus è fuori concorso. Loro sono abituati a vincere e hanno una potenza economica che noi non abbiamo. Hanno uno stadio di proprietà ed un'altra storia, e lo stanno dimostrando. Con Khedira e Bybala penso che il gap sarà ancora superiore l'anno prossimo… hanno preso molti soldi dalla Champions League, mentre noi abbiamo delle restrizioni a causa dal fair play finanziario». Parole che volendo si potrebbero interpretare come un'ulteriore provocazione, ma limitiamoci a pensare che qui ha fatto il paraculo. Ha voluto imitare Benitez, dal quale raccoglie il testimone della scusa del "fatturato". Riconosciamogli che questa imitazione gli riesce meglio: la miseria dell'argomento è nelle corde del su violino...
Er Pecora Secondo: Francesco Totti. Lui si è evoluto in senso inverso, nel senso che è stato prima provocatore: «
finché ci sarà la Juve arriveremo secondi, loro dovrebbero fare un campionato a parte», poi è diventato pecora (recalcitrante) nei mesi in cui l'allenatore gli faceva assaggiare spesso la panchina dall'inizio o a partita in corso, e alla fine -sempre dopo il derby- ha fatto lo spaccone
esibendo magliette inopportune che schernivano i laziali proprio quando vi erano appena stati problemi di ordine pubblico. Il campione... fa il galletto dentro al Pomerio, ma appena esce dal Grande Raccordo Anulare le busca (calcisticamente parlando).
Er Pecora Terzo: Daniele De Rossi. Peccato, lui in passato ha dimostato di essere una delle poche persone lucide di quell'ambiente, dopo la stracittadina anche lui ha dimostrato di essere di
lana mortaccina. Si era tenuto alquanto in disparte nelle polemiche dello Stadium, ma alla penultima ha rovinato ulteriormente una stagione comunque non esaltante. Forse non ha attraversato la fase della spacconeria, e solo per le prestazioni offerte sul campo è stato per un periodo una pecora (Nainggolan si riferiva anche a lui quando fece velatamente osservare che non tutti e undici i romanisti in campo correvano?), ma quei gesti ai tifosi laziali a fine derby lo fanno entrare nel club delle pecore provocatrici.
Er Pecora Massimo: Giovanni Malagò. L'anno scorso di questi tempi affermava che «
La Roma è stata ottima, ma con quei numeri avrebbe dovuto vincere il campionato.Bisogna fare qualcosa» (e di lì a poco insieme ad altri assisteva inerme alle gesta di Genny 'a Carogna...). Si è fatto poi pecora insieme a tutto l'ambiente giallorosso durante i mesi della disfatta in campionato e ora è tra i provocatori. Perché provocatore? Beh, dopo i gestacci di Totti e De Rossi alla fine dell'ultimo derby della Capitale il buon Malagò non ha speso una sola parola di condanna o di richiamo per i due beniamini della sua squadra del cuore, «
Tolleranza zero per gli scontri dopo il derby di Roma, ma ricordiamoci anche dello spettacolo della finale della Coppa Italia, dell'ottimo comportamento dei giocatori e dei tifosi» sono state le sue uniche e inconsistenti parole. Da chi non perde occasione per parlare da tifoso della asRoma e che dovrebbe avere un ruolo guida e superpartes dello sport italiano,
l'omissione è più che colpevole. Fare o omettere di fare spesse volte sono la stessa cosa. Insomma, provocatore, ma anche pecora se non ha il coraggio di dire qualcosa che possa urtare i signorini di Trigoria.
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