Per quattro volte abbiamo incrociato le armi col Barcellona in sfide a gara doppia, ma mentre le prime due volte i Blaugrana erano una squadra come tante altre, nelle ultime due sfide la squadra era notevolmente salita nel ranking europeo, pur se ancor poco rispetto al livello raggiunto negli ultimi anni. Nelle sfide con i catalani, a differenza di quelle con le Merengues, gli incontri, oltre ad essere stati solitamente molto corretti, sono stati diretti da grandi arbitri e con direzioni di gara che mai hanno lasciato a desiderare, come invece avviene spesso incontrando i Blancos.
La prima sfida risale al secondo turno di
Coppa delle Fiere 1970/71. E’ la Juve che Armando Picchi sta facendo risorgere sotto l’egida di Boniperti, ma il grande libero non riuscirà a goderne i frutti a causa della morte che lo colpisce ancor troppo giovane. La Juve di Picchi vince entrambe le gare col risultato di due a uno: in Spagna per le reti di Haller e Bettega (e il Barcellona ad accorciare a fine gara con Marchal); al Comunale, il risultato è già in cassaforte al venticinquesimo per le reti di Bettega e Capello, con la festa appena offuscata dalla segnatura di Pujol, che accorcia le distanze quasi al termine. Una bella cavalcata porta poi la Juve alla finale di quella tredicesima edizione della coppa, che l’anno seguente sarebbe diventata Coppa Uefa. Una variazione regolamentare proprio in quest’ultima edizione (la regola dei gol fuori casa) e la scomparsa di Picchi proprio nei giorni della doppia finale, forse favoriscono il Leeds United: pareggiando due a due a Torino, complice un terrificante Piloni, si aggiudica la coppa pareggiando uno a uno in casa. La Juve, mai sconfitta nelle dodici gare disputate in quel torneo, rimanda l’appuntamento con la vittoria della sua prima coppa internazionale.
L’opera magistrale di Boniperti continua col
decennio del Trap, dopo la parentesi in ogni caso vincente di Cesto Vycpalek. Stavolta col Barcellona non va bene: dopo l’uno a zero subito al Camp Nou (Julio Alberto), nel ritorno non riusciamo ad andare oltre l’uno a uno. Tra l’altro, andiamo immeritatamente sotto per una rete di Archibald alla mezz’ora, con Stefano Tacconi che sta per far suo l’innocuo spiovente dalla sua trequarti destra, ma è beffato di testa dallo scozzese, che da posizione impossibile fa passare il pallone tra i guantoni del portiere e il palo. Un quarto d’ora e Platini pareggia, ma il tambureggiante attacco bianconero produce solo mischie furibonde in area di rigore e palloni che attraversano a più riprese l’area piccola, senza che nessuno riesca a scagliare in rete quello che significherebbe la qualificazione. Marco Pacione, schierato al posto dell’infortunato Serena, sbaglia molto più di quanto sia lecito sbagliare, per un calciatore schierato in campo a disputare un quarto di finale di Coppa dei Campioni. La Juve aveva a disposizione la possibilità di passare il turno o essere eliminata, Pacione, la possibilità di avviarsi a una brillante carriera di centravanti d’area, o restare nell’anonimato. Per entrambi si è verificata la seconda ipotesi.
Il bilancio si conferma negativo anche in
semifinale di Coppa delle Coppe 1990/91. Quella stagione che dovrebbe essere all’insegna del calcio-champagne di Luigi Maifredi si trasformi presto in calcio-gazzosa, in Spagna l’avventura inizia bene, con Casiraghi in rete già al dodicesimo. Purtroppo il buio si fa fitto in soli venti minuti, per la doppietta di Stoichkov e il terzo gol di Goicoechea. Al ritorno, il gol del vantaggio di Roby Baggio con una delle sue punizioni e il Barcellona quasi contemporaneamente rimasto in dieci per espulsione, permettono alla Juve di schiacciare gli spagnoli nella loro area per l’ultima mezz’ora, incapaci di fare più di tre passaggi consecutivi per impostare un contrattacco e veramente fortunati nel non subire il due a zero. In quella stagione, Luca Montezemolo ha le mani nella Juventus per la prima volta, imponendo un allenatore che si è dimostrato assolutamente inadeguato: la doppia gara è decisa dalla differenza tra i due tecnici, ben evidente all’andata, quando la squadra allenata da Cruijff andava a nozze contro la zona maifrediana, non corroborata da adeguato pressing difensivo. Meno male che la Juve si libera presto dei due L. M.
Riportiamo i conti in parità nei
quarti di Champions League 2002/03. Il risultato dell’andata di Torino, uno a uno per le reti di Montero e Saviola, pare favorire un agile passaggio alla semifinale degli spagnoli, ma al ritorno gli uomini di Marcello Lippi si mostrano una vittima sacrificale poco convinta, tanto da andare in vantaggio a inizio secondo tempo con Pavel Nedved. Il pareggio di Xavi al sessantaseiesimo e soprattutto l’espulsione di Davids al settantanovesimo fanno ben sperare gli spettatori del Camp Nou, ma una grande squadra com’era quella Juve di Marcello Lippi, senza subire più di tanto, rendendosi anzi frequentemente pericolosa come giocasse in parità numerica, porta lo scontro ai supplementari. Dopo centoquattordici minuti di gara equilibrata, una deviazione sottomisura del Panteron, Marcelo Danubio Zalayeta, fa pendere le sorti della gara a nostro favore. Inutile ricordare che dopo aver sbriciolato il Real Madrid in semifinale, ci siamo persa la coppa all’Old Trafford. Una curiosità: a sette dal termine Antic, l’allenatore blaugrana, fa entrare in campo quel Luis Enrique che, terminata la carriera di calciatore per trasformarsi in allenatore, dopo essere stato immeritatamente sottovalutato come allenatore della Roma, ha riportato il Barcellona, dopo la temporanea flessione dell’anno scorso, ai fasti di gioco e spettacolo dei tempi di Pep Guardiola. Speriamo che dopo il periodo d’oro di Guardiola, il Barcellona inizi un secondo periodo d’oro … dal prossimo anno. Per me, è l’unico modo in cui Buffon e Pirlo avrebbero modo di alzare ancora una coppa nel cielo di Berlino.
Per rassicurarmi sulle possibilità di successo dei nostri eroi, ho cercato nel mio archivio elettronico sulle gare sequenziali della Juventus nelle coppe europee, le altre volte in cui abbiamo disputato due gare consecutive contro squadre spagnole. La prima volta avvenne in coppa delle Fiere 1963/64: ottavi superati con l’Atletico Madrid, ma disco rosso col Real Saragozza nei quarti. Più recente, il secondo e ultimo doppio incontro, nella Champions 2002/03: Barcellona superato nei quarti e Real Madrid superato in semifinale. La cabala, quindi, non ci assiste nel rassicurarci per l’esito della finale del sei giugno. A parte questi discutibili argomenti,
a mio modesto parere c’è un altro fattore che potrebbe permetterci la vittoria, oltre ad una bella strategia e ottime giocate da parte dei nostri eroi: un bel colpo di culo.
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