L'assenza di Chiellini mette la Juve di fronte alla prima vera difficoltà della finale di Berlino. Non che l'avversario in sé non sia difficilissimo, anzi! Ma la possibilità di poter contare su Barzagli mitiga il disappunto per il forfait di Giorgione, nonostante anche il fiesolano non sia al top della condizione. Ma come si può fare per... Vogliamo giocare a indossare la giacca di Allegri, per cui queste sono le undici mosse che faremmo.
1) Innanzitutto bisogna fare densità sulla nostra trequarti difensiva, stando sempre attenti ai raddoppi, soprattutto sul "Dio del calcio", che se lo fai girare e gli lasci mezzo metro di palla al piede è finita.
2) Se primo è non prendere, subito dopo viene il "darle" come si conviene a chi qualche chance se la vuole prendere. Quindi: mettere Morata sempre in condizione di puntare Piqué, che è lontano parente del fenomeno dei tempi di Guardiola.
3) Corollario a questo intento è: accompagnare sempre il nostro uomo con la palla, mai lasciarlo uno contro tutti, perché non avrebbe scampo, perderebbe palla e loro ribalterebbero immediatamente l'azione; lo sanno fare bene, benissimo.
4) La partita si gioca anche emotivamente e caratterialmente, quindi: non abboccare alle provocazioni di Neymar, l'unico blaugrana che chiunque fa fatica a sopportare a livello caratteriale, persino il suo allenatore; mai protestare con l'arbitro; mai lasciarsi cadere al primo contatto; giocare, giocare e giocare.
5) Tevez e Vidal: devono accorciare sempre sul portatore di palla, costringerlo alla giocata in dietro, soprattutto sulle fasce. Se pressati alti hanno molta più difficoltà ad uscire palla al piede, rispetto a come sapevano fare ai tempi di Guardiola.
6) Altra piccola missione sarà sfruttare le poche palle alte o da fermo che ci concederanno: non sono grandi saltatori, a parte Busquets e Piqué; sarebbe stato utile poter contare su Chiellini sugli angoli di Pirlo, ma il discorso vale lo stesso se dovesse giocare (anche subentrando) Llorente.
7) In caso di contropiede buttare sempre la palla sul lato scoperto (più spesso sarà quello di Dani Alves) e lì attaccare convinti, cercando almeno la parità numerica. Occhio, però, a non perdere palla in quel frangente: il ribaltamento di fronte sarebbe immediato e letale.
8) Luis Enrique fa meno tiki-taka, con qualità inferiore rispetto al periodo del Pep, portando il baricentro della squadra più basso, affidandosi di più ad un Messi "antico", nel senso che gioca come ai tempi di Rjikaard, da ala destra che si accentra (non credete a Sergio Busquets che parla impropriamente di "novità tattica"...). Approfittiamone, andando a pressarli alti quando disinnescano (succederà raramente, ma succederà) il loro possesso palla (non più così tanto) ossessivo.
9) Attenzione ai tagli di Neymar e di Messi: salteranno spesso l'uomo (rispettivamente Lichtsteiner ed Evra) e allora dovranno essere perfetti i centrocampisti in fase di raddoppio.
10) Non crediamo alla fortuna come unico elemento decisivo, ma è un aspetto che comunque esiste... Quindi se qualcuna delle mosse proposte in precedenza fosse favorita dalla dèa Eupalla non ce ne avremmo a male.
11) Mossa numero undici, che sovraintende a tutte le precedenti: godiamocela. È la più bella finale che si potesse immaginare, a parte lo scenario di uno stadio architettonicamente affascinante, ma, a causa della presenza della pista d'atletica, non del tutto all'altezza dell'evento.
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