Il calcolo preciso del numero di giorni di dominio incontrastato della Juve sulle altre italiane non è semplice e allora tanto vale arrotondare.
Negli ultimi 1.400 giorni, una buona parte di italiani ha avuto solo tre momenti di felicità. Ma non una felicità sana e spensierata, come può essere quella che ti regala un successo, bensì
la felicità penosa dei miseri, che in tasca non hanno altro che invidia.
Per tutto l'anno,
i poveri anti-juventini sono costretti a vedere la Signora dominare e batterli ogni volta che li incontra, sovrastandoli in classifica senza pietà. E così si ritrovano a tifare per squadre inglesi, tedesche, francesi, spagnole, turche, sperando di ottenere il
surrogato di una rivincita impossibile da conquistare con le loro squadre pietose, vendute come bar di periferia a cinesi e thailandesi, o capitanate da vecchie sputacchiere.
A forza di sperare, capita che un Bayern mostruoso o un Barça extraterrestre superi la Juve in una competizione che le altre squadre italiane possono raccontare solo al passato remoto. Ma per certi morti di fame tutto fa brodo.
Certe esultanze provocano più compassione che disprezzo. Vedere il tifoso di una qualsiasi squadra italiana gioire come un matto per la sconfitta della Juve in finale di Champions League, contro il Barcellona del tridente più prolifico della storia dei catalani, fa pensare a certi adolescenti brufolosi e un po' sfigati che si compiacciono di vedere Leonardo Di Caprio mollato da Bar Rafaeli.
Non vi preoccupate: come Di Caprio difficilmente avrebbe scambiato la sua esistenza con un sedicenne dedito all'onanismo anche all'indomani della rottura con la bella modella israeliana, così
noi juventini ci teniamo la nostra squadra, con il trentatreesimo Scudetto e la decima Coppa Italia appena vinti, e vi lasciamo volentieri le vostre baracche che navigano nella mediocrità.
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