Le chiacchiere sono state la base di molte condanne della giustizia sportiva, da calciopoli a scommessopoli, molti tesserati hanno pagato per presunte confessioni mai provate (il non poteva non sapere di Conte) o per colloqui telefonici (come per calciopoli) nei quali i fatti, emersi nel tempo, hanno provato il contrario.
Proprio basandosi su chiacchiere telefoniche, gli inquirenti ci spiegano che i dirigenti del Catania, per timore di una retrocessione della squadra, si attivarono dapprima cercando appoggi influenti, poi consolidando un sistema. Secondo questa ricostruzione, Pulvirenti e Cosentino si sarebbero rivolti a Lotito, riconoscendogli poi il merito di aver in qualche modo condizionato Catania-Avellio del 29.03.2015. Per il Gip Sebastiano Di Giacomo Barbagallo, che segue l'inchiesta, il ruolo di Lotito almeno per ora è ininfluente. Le intercettazioni sono inutilizzabili, perché il fascicolo era stato aperto per le minacce subite da Pulvirenti, che in quel momento era la parte lesa.
Sul fronte sportivo la situazione potrebbe essere diversa: Palazzi potrebbe deferire Lotito per omessa denuncia. Nei prossimi giorni sarà a Catania per ricevere la prima documentazione sull'inchiesta "I treni del gol" e potrebbe chiedere anche la trascrizione delle telefonate che tirano in ballo Lotito.
Almeno per ora, lo scenario sembra simile a molti altri, nei quali, da quelle che appaiono conversazioni private, emergono ipotesi ed accuse che potrebbero portare a conseguenze più o meno gravi.
Antonio Conte ha pagato un'omessa denuncia con una squalifica comminata sulla base delle confessioni del pentito Carobbio con la formula del "non poteva non sapere", nonostante tutti gli altri smentissero il reo-confesso.
Ci interroghiamo nuovamente sul valore da dare alle chiacchiere non provate e restiamo attenti spettatori per vedere se, ancora una volta, la giustizia sportiva si distinguerà nell'uso di due pesi e due misure.
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