Ieri la squadra di Mancini e Thohir è stata protagonista delle cronache. Anche noi in mattinata pubblicando il nostro quotidiano articolo ci eravamo soffermati sull'esibizionismo estivo che da sempre contraddistingue i nerazzurri, nessuno però immaginava però che si levassero ben due polveroni intorno alla seconda compagine meneghina. E il primo bastava e avanzava.
I pomi della discordia sono state due trattative di mercato,
Salah e
Imbula, che hanno infiammato le dichiarazioni via twitter del vicepresidente della Fiorentina Panerai, e quelle a mezzo stampa del padre/procuratore del giocatore francese approdato poi dal Marsiglia al Porto.
Le accuse di Panerai: «
Toni, Mutu, Galliani sanno che la Fiore fa sempre onorare le firme. Lo sa Montella. lo saprà Salah. Lo sa ora l'Inter che provo' gia' con Toni. Caro Giovanni (Malagò), Salah è la goccia per commissariare. Non si può più tollerare che le firme e i regolamenti (art.18) valgano meno di 0. Se le società del calcio dovessero rispettare la trasparenza, l'Inter sarebbe già retrocessa. Che soldi sono, di chi, a partire dalle Cayman? Platini sa che l'Inter è fuori dalla legge del fair play. Per Salah e gli altri acquisti milionari. È l'occasione per una iniziativa esemplare».
Nel giro di poche ore la replica della squadra nerazzurra che sottolineando la propria «solidità, trasparenza e onorabilità» ha ammonito «
Nessuno si deve permettere di parlare a sproposito della nostra società» (
qui il comunicato integrale) minacciando di agire «
in ogni sede a tutela della propria immagine e onorabilità»
Di minacce ha parlato anche il padre di Imbula, Willy Ndangi, che così ha raccontato lo svolgimento della trattativa con il club di Thohir: «
Io ero molto interessato al suo passaggio all'Inter, un grande club (???, ndr) con un progetto ambizioso. Ma abbiamo aspettato invano che Roberto Mancini parlasse con Giannelli, ma per quattro giorni non abbiamo avuto alcun segnale di vita da parte dei nerazzurri. Il loro sistema mi fa vomitare, si sono svegliati solo quando hanno sentito che c'era il Porto su di lui. E i loro intermediari mi hanno anche mandato messaggi con minacce» (
Link).
Panerai e Willy Ndangi hanno sollevato questioni importanti, sul merito delle quali si provvederà a far calare l'oblio o a liquidarle come gazzarra mediatica, ma se anche Tavecchio qualche giorno fa si è detto perplesso delle facoltà esibite da Milan e Inter nel fare mercato (dichiarazioni quasi del tutto omesse dalle testate principali) forse è il caso di fare seriamente chiarezza. Perché ai più il mercato delle milanesi, soprattutto dell'Inter, appare distonico con la situazione finanziaria dei due club. Il dirigente viola ha avuto il merito di sollevare dall'interno e pubblicamente alcune perplessità: da dove vengono e di chi sono le risorse che sta spendendo l'Inter? È una domanda lecita alla quale dovrebbero essere interessati anche i signori del fair play finanziario dell'UEFA. Anche l'invito a Malagò non è un tirare per la giacca, gli è stato chiesto -nell'interesse di tutto lo sport italiano- di verificare alcune situazioni che a molti sembrano oscure.
Dobbiamo tuttavia riconoscere che
la società di Thohir ha fatto bene a rispondere (parere personale di chi scrive), anche se
ha fatto male nella forma, usando toni poco condivisibili. Una risposta che si imponeva perché ad accusare è stato il vicepresidente di un'altra società di serie A e non un tifoso qualsiasi. La forma non ci appare condivisibile perché i nerazzurri usano un tono che sembra di minaccia verbale e dà così inconsciamente sostegno alle accuse de pare di Imbula, il quale non è stato degnato di considerazione da pare di quelli della Pinetina.
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