Tra i tanti difetti del calcio d'estate (troppe chiacchiere, troppi proclami, troppi bidoni, eccetera) vi era un pregio: al netto di processi sportivi poteva essere considerato sostanzialmente tranquillo, noioso, ma tranquillo.
Anche questa afosa quiete è stata rotta. Ci hanno pensato i tifosi di Bologna e Spezia, che ieri in provincia di Bolzano hanno aperto la stagione degli episodi di violenza da stadio. Vi risparmiamo la cronaca dei fatti –
Link – e ci limitiamo a qualche breve considerazione.
La vicenda già incresciosa di suo ha riproposto
il solito triste rituale delle società che cercano di svicolare da qualsiasi responsabilità. Marco Di Vaio, ex giocatore rossoblu e attuale dirigente felsineo, riferendosi agli autori dei disordini ha così commentato: «
confidavamo nel loro buon senso». Le cronache daranno anche conto di un intervento diretto dell'ex attaccante, ma parlare di buon senso che albergherebbe in certi soggetti è fuori luogo. Così come è ambiguo non prendere una netta posizione netta contro quei violenti.
Sulla stessa falsariga l'Ad bolognese Fenucci: «
Il calcio non può essere rovinato da questa gente, noi dobbiamo creare strutture sempre più accoglienti, ma le istituzioni devono venirci incontro». Già, le istituzioni. Le istituzioni avranno anche le loro pecche, ma i club che le scavalcano intrattenendo rapporti con le frange più estreme del tifo (o facendoli intrattenere ai loro giocatori)? Come al solito le società non hanno mai colpe, sono sempre vittime di un fenomeno che non le riguarda. Una bella assunzione di responsabilità, non c'è che dire.
In tutto questo l'unica piacevole nota stonata è venuta dal calciatore rossoblu Rolando Bianchi, il quale rivolgendosi agli autori dei disordini avrebbe detto:«
Vergognatevi, c'erano anche dei bambini». Speriamo sia stato un gesto di autentica ribellione agli ultras da parte dei giocatori e non invece uno sfogo dettato e
permesso proprio da una eccessiva confidenza instauratasi tra squadra e i peggiori tifosi.
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