Sono anni che i massimi esponenti a capo delle istituzioni sportive italiane giustificano la Giustizia Sportiva per decisioni ritenute inevitabili, anche se dure, per una crescita del sistema. Ma gli scandali si accavallano e le perplessità aumentano.
L’ultimo mostro giuridico partorito da Palazzi è la non radiazione di un reo confesso di combine.
Pulvirenti ha comprato, per sua stessa ammissione, la salvezza a suon di bigliettoni. Si è dichiarato pentito, confessando l’illecito solo dopo che i fatti erano orami emersi senza possibilità di essere insabbiati. Il Catania riparte dalla Lega Pro dove, anche senza l’intervento del presidente, sarebbe finita per i risultati conseguiti sul campo, e Pulvirenti se la cava con una ridicola inibizione.
Se questo non bastasse, anche
Mauri, rinviato a giudizio dalla procura di Cremona nell’ambito del calcioscommesse è stato lasciato fuori dai prossimi processi sportivi. Alla base della decisione, un cavillo giuridico: la revocazione dovrebbe essere richiesta da Tavecchio e non dalla procura federale in quando non era rappresentata nel precedente terzo grado di giudizio, quello del TNAS, che aveva definito il caso del giocatore Laziale. Con Mauri, anche la Lazio viene lasciata fuori da ogni possibile richiesta della giustizia sportiva.
In quante occasioni Lotito l’ha scampata grazie a qualche giochetto di interpretazione? E pensate che sia solo ipotizzabile che il fido amico Tavecchio decida di procedere per revocazione nei confronti il neo-acquisto laziale Mauri? Possiamo chiudere gli occhi davanti a tanta palese malafede? E come è possibile che Palazzi, oramai non più in grado di garantire una giustizia imparziale, occupi ancora quel ruolo così importante? Il timore è che si confonda la tutela del calcio con la tutela di qualche interesse particolare.
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