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Calcio giocato di S. BIANCHI del 29/08/2015 16:00:57
29/08/1965: La quinta Coppa Italia!

 

29/8/1965: la quinta Coppa Italia!

Giuridicamente la Coppa Italia sarebbe una Coppa di Lega, esattamente come la F.A. Cup inglese, ma, di fatto, è una coppa federale. Nata nel 1922 per mascherare la perdita di potere della Federazione dovuta alla scissione della Confederazione Calcistica Italiana, è stata interrotta più volte per disinteresse ed eventi bellici, riacquistando visibilità solo quando la sua conquista implicava la partecipazione ad una coppa europea: la Coppa dell’Europa Centrale, la Coppa delle Coppe e ora l’Europa League. Si capisce come la Coppa Italia sia spesso stata una competizione abbastanza secondaria e nelle sessantotto edizioni che hanno visto la luce, la Juventus bene o male è stata “costretta” a vincerne più di tutte, sia perché ha più lungamente dominato il calcio italiano, sia perché talvolta la conquista di questo trofeo poteva salvare una stagione senza trofei. Ciò non toglie che la squadra bianconera, oltre a vantarne il maggior numero di vittorie, dieci, detiene anche il record delle “doppiette”, vale a dire che per tre volte la Juventus si è aggiudicata Campionato e Coppa: lo Scudetto e la Coccarda.

Nella stagione 1964/65, Vittore Catella, il Presidente, è alla ricerca di un cambiamento di filosofia, dopo troppi anni d’allenatori bravi quanto si vuole, ma di poco polso. La sua ricerca lo porta ad Elche, in Spagna, ove trova un paraguaiano di ferro dal nome di Heriberto Herrera Udrizal e se ne assicura i servigi. La serietà, la compattezza e l’azzeramento delle polemiche (che portano inizialmente al sacrificio di Sivori) saranno tra le caratteristiche vincenti della Juve che sta rinascendo. Herrera, oltre ad essere un pasdaran della disciplina e un teorico dell’allenamento mirato alla resistenza alla corsa, era il profeta del “movimiento”, una sorta di zona ante litteram con pressing e attacco degli spazi, con tutti i giocatori che dovevano fare tutto e soprattutto aiutarsi un l’altro. L’unico ritocco alla squadra è l’arrivo di Nestor Combin, “la Foudre” (la Folgore), acquistato per far reti ma troppo indisciplinato e non molto migliore dal punto di vista realizzativo di quel Nené che andava a sostituire, pensato centravanti ma arrivato al successo in Sardegna come centrocampista.

In quella prima stagione Heribertiana, mentre in campionato non si va oltre al quarto posto, senza mai essere in lizza per le prime posizioni, in Coppa delle Fiere, la futura Coppa Uefa, si arriva a disputare la finale, purtroppo persa di misura col Ferencvaros.

Molto meglio va in Coppa Italia. A quella diciottesima edizione partecipano trentotto squadre: al primo turno la Juve si sbarazza fuori casa dell’Alessandria, in rimonta, con le reti di Menichelli e Stacchini (mentre il Milan è eliminato dal Monza). Al secondo turno, col minimo scarto la Juve si libera del Brescia (rete di Del Sol), mentre, al terzo turno, è solo dopo i supplementari che superiamo il Lecco, con lo zero a due frutto delle reti di Sivori e Del Sol. Passano alle semifinali Torino, Inter (dopo i tempi supplementari con il Cagliari), Roma e Juventus (che al Dall’Ara sconfigge il Bologna cinque a quattro dopo i calci di rigore). In semifinale anche l’Inter si avvale dei calci di rigore per battere la Roma, mentre la Juve regola il Toro uno a zero con la rete di Menichelli al sessantacinquesimo.

La finale del 29 agosto 1965, all’Olimpico di Roma, vede l’Inter in formazione tipo, con la Juventus che le oppone Anzolin, Adolfo Gori e Leoncini; Giancarlo Bercellino, Castano e Salvatore; Dell’Omodarme, Del Sol, Traspedini, Cinesinho e Menichelli. Al quindicesimo minuto, liberato da un pregevole taglio in area, Menichelli approfitta di un’incomprensione tra Sarti e un suo compagno, conquista la palla, torna leggermente indietro per liberarsi della marcatura e insacca in girata di sinistro. Grande azione e gran gol che vale la vittoria: in una delle più significative finali della storia della Coppa Italia, si celebra il successo della Juventus operaia di Heriberto sull’Inter campione d’Italia e d’Europa guidata dall’altro Herrera, Helenio.

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