In tema di mercato, c’eravamo lasciati in Selve germaniche, come sempre attorniati dai nemici, appena
sacrificato Vidal sull’ara del ringiovanimento della rosa e dell’incasso facile, con la
speranza di sostituirlo con un Goetze, un Gundogan o anche solo un Draxler. Subito però i nostri ragionamenti sfumavano, fino a confondere programmazione, strategia e simili in illusione.
Tutto falso, conferma il meschin Marotta: lui in Teutonia c’era stato solo per svendere Vidal, prestare Coman, cazzeggiare un po’con lo Schalke 04 (tributo all’audience) e, soprattutto, visitare i noti locali per scambisti di
Berlin de hota.
Così quello che avevamo enfaticamente chiamato l’imprinting del mercato Juventino, il simbolo del ringiovanimento qualitativo e tattico, il giocatore che Allegri chiede da gennaio scorso, semplicemente non è pervenuto.
Manca.
Non celo. Manca. Pare che l’altro ieri, in tarda serata, si sia presentato in sede un tale,
Hernanes (ma io continuo a sostenere che non esista), un lento ratto stagionato, non proprio discendente di Aminio quanto piuttosto di Topo Gigio, che non cavalca leggiadro ma dorme appena può.
Certo è un
coupe de theatre che non accende la fantasia, piuttosto stimola la diuresi osmotica.
Ma nella sua umile militanza il nostro D.G. ha anche elargito (mai verbo fu più confacente) nel corso di questa estate una realistica confessione, tra l’imbarazzato e il penitente, lenta ma solida:
la Soc. Juventus S.p.A. i ricavi preferisce redistribuirli in Italia. Al contrario di Fiat o come si chiama adesso.
Così, alla voce uscite, vengono iscritte somme ingenti e spesso sproporzionate: il
pizzo che spetta agli Amici, quest’anno ai Sassuolinzi, Palermitani e, sia mai, tanto cari al nostro azionista di maggioranza, interisti.
Azionista forse imbarazzato, perché vinciamo da quattro campionati consecutivi, e penitente, perché abbiamo un fatturato molto più consistente del resto del condominio: l’assillo
no smile deve essere sempre molto presente nei vertici.
Antipatici e vincenti è il sogno di tutti noi e l’incubo di JJP Elkann. Ormai ci abbiamo fatto il callo.
Avevo usato laggiù nella Selva termini impropri, come
Certificato di qualità, Rischio calcolato, Programmazione, Trequartista, Obiettivo Champions, credendo che ci fosse sintonia tra le varie componenti tecniche ed i profili trattati, che il miglioramento e ringiovanimento fossero riflessioni ponderate, che volessimo definitivamente prendere il volo in Italia e avvicinarsi nei fatti alla competitività Europea. Illusioni.
Siamo indietro: Cuadrado lo aveva chiesto Conte, Mandzukic Delneri e Hernanes Ranieri. C’è qui a fianco un’aziendalista che mi suggerisce (anzi cerca di orientarmi): meglio tardi che mai. Suvvia!
Sono stati spesi oltre 100 milioni di Euro. Qualcuno mi conferma che sono stati davvero migliorati i reparti di centrocampo o di attacco? Almeno uno dei due?
Questo è il secondo anno consecutivo che per introiti propri e per incapacità della concorrenza si doveva scavare un baratro tra Noi e le altre. Invece apparentemente è stato ridotto (non completamente solo per incompetenza altrui).
In Europa, invece, il Gap di fatturato ci è stato fatto pesare eccome, senza regali, perché nessuno che ama la propria squadra si sogna di aver paura di essere antipatico e vincente.
Non ci resta che sognare, illuderci e vincere il prossimo campionato (perderlo contro una concorrenza sì misera sarebbe vergognoso).
Non vorrei mi scambiaste per uno scontento della congiuntura astrale momentanea (al normalizzato medio succede): È dal 31 agosto 2006 che sono convinto che avere la maggioranza di interisti nella proprietà (oltre il 60% almeno) faccia male alla salute! Porta ad invertire la logica, sceglie priorità errate, deturpa la Storia e fa gridare forza Juventus! senza la dovuta ferrea
convinzione.
Cosa che mai mancherà in Noi di GiùlemanidallaJuve!
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