Quest’anno, siamo inseriti nel girone di Champions League probabilmente più difficile, il Gruppo D, che oltre a noi e al Manchester City vede il Siviglia e il Borussia Mönchengladbach. Il fatto che sia il più difficile non vuol certamente dire che lo sia solo per noi, perché se è vero che il City è la famosa squadra di superstars strapagate, che il Borussia è la solita squadra tedesca tosta e Il Siviglia è reduce dalla conquista delle ultime due edizioni di Europa League, noi siamo stati estratti dall’urna delle teste di serie. Ma occupiamoci della prima avversaria che la sorte ci ha posto di fronte.
Il City, di là da dichiarazioni di parte come nel film “Jimmy Grimble” (titolo originale: “There's only one Jimmy Grimble”, John Hay, 2000) è sempre stata la seconda squadra di Manchester, un po’ come l’Inter a Milano. Negli anni, tra lo United e il City non c’è mai stato confronto, basti ricordare i Busby Boys e il periodo di Sir Alex Ferguson o l’albo d’oro delle due squadre. Questo, fino al verificarsi contemporaneo di due eventi: il periodo di assestamento dello United dopo il ritiro di “Hair-dryer-Alex” e l’arrivo dei petrodollari degli sceicchi (odio le squadre dei petrolieri…). Ecco perché il City è al primo posto nella Premier League e lo United arranca a metà classifica. Prima di arrivare all’attuale primo posto in Premier, il City ha già avuto dei bei periodi, come negli anni ’60 e ’70, quando schierava Francis Lee e Colin Bell, ma anche periodi bui, come negli anni ’90, con due retrocessioni in tre stagioni e un campionato giocato in terza serie. Tornato in Premier League nel 2002/03, dal 2010, è tornato ai vertici del campionato inglese per merito dei ricordati investimenti faraonici della nuova proprietà.
Non è che i Citizens (gli azzurri di Manchester e i loro tifosi sono soprannominati così, mentre i Reds, i rossi dello United sono soprannominati Mancunions) siano arrivati proprio ieri. Il loro albo d’oro racconta di quattro vittorie in Premier League, cinque Coppe d’Inghilterra, tre Coppe di Lega, quattro Charity/Community Shield e di una Coppa delle Coppe. Ha un proprietario dal nome per noi impossibile ma sceicco ricco sfondato, un presidente che si chiama Mubarak (ma nemmeno lui è nipote dell’ex Rais dell’Egitto), un allenatore cileno, Manuel Pellegrini, che nel 2013 ha sostituito il poco vincente Mancini, gioca le partite in casa dal 2003/04 in quello che poi sarebbe stato ribattezzato Etihad Stadium ed ha un inno rubacchiato, Blue Moon (sì, proprio “quella” Blue Moon di Rodgers & Hart, del 1934).
Abbiamo incrociato le armi col City già in due occasioni, i sedicesimi di Coppa UEFA 1976/77 e nel girone iniziale di Europa League 2010/11. Il primo duplice scontro (vittoria dei citizens a Manchester per il gol di Kidd al 44°) e passaggio del turno per la vittoria nel ritorno di Torino (reti di Scirea al 36° e di Boninsegna al 69°) ci ha aperto la porta per il cammino trionfale che passando per le eliminazioni di Manchester United, Shakhtar Donetsk, Magdeburgo, AEK, ci ha portato alla vittoria della nostra prima coppa europea, nella doppia finale contro l’Athletic Bilbao.
Minor fortuna ha portato il doppio confronto col City in Europa League: il risultato di uno a uno, sia in Inghilterra (Iaquinta al 10°, Johnson al 37°), sia a Torino (Giannetti al 44°, Jo al 77°), anche per i quattro pareggi con le altre due contendenti del girone, il Salisburgo e il Lech Poznan, non ci ha permesso di superare il girone.
Gli Azzurri, dopo un anno di difficoltà, paiono essersi ritrovati, almeno in Premier, con un inizio di sole vittorie. Come al solito, in estate non hanno badato a spese per acquistare nuovi calciatori. Per quel che può valere, la storia è dalla nostra parte: nell’aggregato dei risultati diretti e per il fatto che, dal 2011, nonostante i mostri sacri schierati sul campo, in Europa non hanno mai superato gli ottavi di finale. Certo che campioni in rosa ne hanno, da Kompany, a Yaya Tourè ad Aguero, uno da 108 gol in 167 gare. A parte i singoli, la forza di questa squadra è il collaudato modulo 4-2-3-1, e il punto debole …. mah: probabilmente, il punto debole, se proveremo ad attaccarli è la difesa, con un portiere discontinuo (Hart) e tanti “giocatoroni” strapagati ma certamente sopravvalutati Se riusciremo ad attaccarli, s’intende.
Buona partita a tutti, a chi la vedrà su Mediaset Premium e a chi la vedrà con sistemi alternativi.
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