Che sapevo di Siviglia prima che l’omonima squadra, cui abbiamo regalalo Llorente, fosse sorteggiata nel nostro girone di Champions? Circa quello sanno tutti, cioè che è una gran bella città e che, in ordine d’importanza, è la città d’origine di Paz Vega, Diego Velazquez e dell’omonimo barbiere. Per uno juventino incallito, anche se non è nato proprio lì, Siviglia è anche la patria acquisita del grande Luis Del Sol, il “Postino”, bianconero dal 1962 al 1969 con all’attivo la Coppa delle Alpi del 1962, la Coppa Italia del 1964/65 e lo scudetto “operaio” del 1966/67. Dico che la sua patria è Siviglia perché ci è cresciuto calcisticamente e ci ha anche giocato, sia pure nel Betis, prima e dopo la militanza nel Real Madrid e nella Juventus, per diventarne infine l’allenatore. Questa grande mezzala, per chi lo avesse dimenticato, ha una stella nella Walk of Fame allo Juventus Stadium.
Il Siviglia ottiene i suoi primi grandi risultati nella seconda metà degli anni trenta del ventesimo secolo, con due Coppe di Spagna (1935 e 1939), per vincere il suo unico campionato spagnolo nel 1946 e poi ripetersi nel 1948 con la conquista della sua terza Coppa di Spagna. Nella seconda metà del secolo scorso subisce un declino così marcato da non riuscire a qualificarsi per una qualsiasi finale nazionale per quarantaquattro anni. I migliori risultati sono negli anni ottanta, con piazzamenti in campionato che valgono tre qualificazioni in Coppa UEFA, senza risultati memorabili.
Nella stagione 1992/93, il nuovo allenatore Carlos Bilardo convince Maradona a venire al Siviglia, ma il futuro Pibe de Oro è ceduto dopo un solo, deludente, campionato. Con Luis Aragones in panchina si qualifica per l’UEFA 1994/95, ma l’anno seguente, non potendo ottemperare agli obblighi finanziari imposti dalla Federazione, è retrocesso in Seconda Divisione, da dove è immediatamente riammesso per la sollevazione popolare. Ma i nodi economici vengono al pettine e l’anno seguente, per far fronte al grave deficit economico che la Federazione aveva portato alla luce, il Siviglia è costretto a vendere i calciatori migliori.
Il club, finalmente risanato dopo anni di vita grama, con una politica di scouting in Sudamerica, nel 2004/05 si riaffaccia alla Coppa UEFA, mettendo in luce giocatori come l'uruguagio Dario Silva e i carioca Julio Baptista e Daniel Alves, fino a festeggiare la vittoria in Coppa UEFA 2005/06 sul Middlesbrough, proprio nell’anno del centenario. La squadra va molto bene, tanto da bissare il successo in Supercoppa Europea ai danni del Barcellona (2006) e da ripetersi nella stagione seguente, con la doppia vittoria in Coppa UEFA (sui connazionali dell’Espanyol) e in Coppa del Re (la quarta, sul Getafe).
Il Siviglia è di nuovo in pianta stabile ai vertici del calcio spagnolo, lo conferma la quinta Coppa del Re, conquistata nella stagione 2009/10, in finale contro l’Atletico Madrid. A Torino, stagione 2013/14, conquista, la sua prima Europa League (sul Benfica: un po’ di fortuna e quella finale potevamo giocarla noi), per ripetersi l’anno scorso sul Dnipro Dnipropetrovsk. E’ record: nessuno in Europa ha vinto quattro Coppe UEFA/Europa League (a quota tre ci sono Juventus, Inter e Liverpool).
Il Siviglia, complice una situazione finanziaria che ogni anno determina la necessità di vendere i pezzi migliori, nell’ultima sessione di mercato ha dovuto privarsi di Carlos Bacca, Aleix Vidal e Denis Suarez. Il proprio finanziamento, legato a investitori che pretendono un rientro annuale del capitale anticipato, fa sì che debba rinnovare la squadra stagione dopo stagione. In tali condizioni non è facile ottenere una formazione immediatamente competitiva: ad aggravare la situazione, l’infortunio di Beto, il fatto che Gamero non sia Bacca (Monsieur de Lapalisse mi sarebbe grato per la citazione), la scarsa fiducia di cui gode Ciro Immobile e il ritardo di condizione del “nostro” Llorente.
In campionato, sia pure per motivi diversi, bianconeri e rojoblancos non si comportano come i risultati della stagione passata avrebbero potuto far prevedere. In Champions, come noi col Manchester City, il Siviglia ha sfoderato un’ottima prestazione col Borusssia Moenchengladbach, almeno a guardare il tre a zero finale. A mio modo di vedere, l’uscita dal tunnel della crisi è più vicina a noi che agli spagnoli, quindi mi pare lecito sperare nell’ipoteca sulla qualificazione della fase a gironi. Facciamoci valere e … Forza Juve!
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