Qualche giorno fa Andrea Agnelli ha di nuovo parlato in pubblico, l'occasione è stata la presentazione dello spazio dello JMuseum dedicato ai campioni di altri sport che tifano per Madama. Tante belle parole sul fatto che tra «tredici/quattordici milioni di tifosi» e bla bla bla..., ma nessun accenno a quell'argomento che per molti è importante:
la richiesta di revisione per calciopoli. Stamane sui giornali leggiamo di una nuova uscita pubblica del presidente bianconero. A. Agnelli intervenuto a un forum sulla gestione del mondo del calco a livello internazionale ha parlato tra le altre cose di come sia necessario
«avere campionati nazionali che cominciano negli stessi giorni. Alcuni iniziano molto presto ad esempio il 10 agosto, altri più tardi. In questi ultimi paesi ci sono 35 gradi e capisco che sia impossibile giocare, però iniziare negli stessi giorni aiuterebbe ad armonizzare il calcio europeo». Altro di significativo non deve aver detto se questa idea uniformatrice è l'unica cosa che trova eco da parte dei media (
Link).
Soprassediamo sulla bizzarra idea di accettare di far giocare i calciatori a «35 gradi», con la conseguenza di esporli a stress fisico e infortuni (un bravo manager dovrebbe capire che sarebbe un attentato all'integrità del patrimonio tecnico della società...), tanto più che l'uniformità dei calendari non è argomento nuovo, ma – se non ricordiamo male- era stata proposta da Platini già qualche anno fa.
Ci dovrebbero sorprendere le mancate risposte alle minacce della FIGC (tramite Palombo e l'avvocato Medugno), così come il silenzio sulla richiesta di revisione per calciopoli. Ma, ahinoi, nulla di tutto ciò era inatteso. Ora noi ci scontriamo con quella sufficienza collettiva che crede che “
non si deve rispondere ai Palombo e all'avvocato della Federcalcio, ma nelle sedi opportune”, peggio c'è anche chi si fa bastare il “
rispondiamo sul campo”. È nostra opinione che tutto quello che è fermentato negli anni fino a deflagrare nel 2006 dovrebbe far comprendere la necessità di rispondere almeno a quei personaggi che purtroppo hanno un certo potere di orientamento delle masse. Meglio non far sedimentare ulteriormente quel «
comune sentimento popolare» antijuventino che fa da base poi a insane sentenze di condanna.
Forse c'è ancora tempo per rispondere a Medugno, ma Agnelli neanche per quanto riguarda la revisione dei processi sportivi ha speso una parola. E (quasi) nessuno glielo sta facendo notare. Per dirla con quell'inglesismo che tanto pare piacere ai giovani manager di successo:
la dead line è imminente, e il giovin presidente bianconero la sta completamente ignorando. Chissà quanto realmente interessano al massimo dirigente bianconero la Storia e le sorti della Juventus. Andrea Agnelli di recente sembra essere interessato ad altro, sembra tutto preso dai congressi internazionali nei quali si ritrova grazie alla vicinanza politica con Rumenigge. Non manca occasione per farlo notare (lo ha scritto anche nella recente lettera agli azionisti). Ma deve stare attento, perché gli può capitare che mentre gira l'Europa sotto il cappello dell'ECA e all'ombra del tedesco, in Italia le cose per lui rovinino.
Mentre discute facendosi affascinare dagli orizzonti europei, in Italia il silenzio anche politico del suo ruolo diventa assordante. Perché non basta scrivere agli azionisti che il calcio italiano non funziona e che la FIGC è in mano a un gruppo di potere autoreferenziale, facendosi inoltre vanto di contare in seno all'ECA (davvero?), per accreditarsi come concreto oppositore alla “
Tavecchio&Lotito corporation”.
Serve concretezza appunto; servirebbe (serviva) impugnare i processi sportivi tramite l'articolo 39 del CGS. Servirebbe fare istanza di prelievo al TAR del Lazio per la causa tanto temuta dalla FIGC.
Perché Tavecchio potrebbe anche bluffare quando fa scrivere che porterà la Juve in tribunale, ma quando attraverso l'avvocato Medugno provocatoriamente chiede:
«l'azione juventina nei confronti della FIGC è stata proposta nel 2011, sono passati quattro anni, perché non l’hanno mai neanche sollecitata?» , in fondo stanno dicendo ad Andrea Agnelli: “sei solo chiacchiere e distintivo!”.
Ma forse il tutto è solo una
exit strategy concordata per salvare capra e cavoli. Ancora un paio di giorni e sapremo se rispolverare la traduzione alternativa di un termine che A.A. usa spesso:
tournaround voltafaccia (alla Storia juventina e al popolo bianconero). Nel frattempo accontentiamoci che con voce grossa si chieda la “parità di calendario!”.
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