La Giustizia Sportiva, quella dei due pesi e delle due velocità, sembra essersi arenata ancora una volta. Sono lontani i tempi in cui erano introdotte norme
ad hoc per radiare in fretta e furia gli ex dirigenti juventini Moggi e Giraudo.
Oggi un reo confesso di combine, dopo aver dichiarato di aver comprato delle partite per non far retrocedere il Catania pagandole centomila euro cadauna, ancora non è stato radiato. Stiamo parlando di
Pulvirenti (inibito per cinque anni) e dello scandalo che qualche mese fa ha coinvolto il Catania, che dopo il caos iniziale sembra aver conservato poco
appeal mediatico e nessuno si interessa del proseguo dell’indagine. Probabilmente, dopo aver fatto ripartire il campionato di categoria, la giustizia sportiva ha deciso di far prendere un po’ di polvere alla pratica …
E' poi di pochi giorni fa un'altra notizia: l’inibizione per cinque anni dell’ex presidente del Parma
Manenti. L'ex patron gialloblu era stato deferito
"per avere tentato, utilizzando i Pos della società fallita, di versare nelle casse sociali della stessa somme di denaro di provenienza illecita e per aver tentato di ricevere somme di provenienza illecita presso la Banca Monte dei Paschi di Siena mediante frodi informatiche con l'ausilio di una organizzazione criminale in ciò specializzata". E' facile vedere come cambiano le decisioni in base alle pressioni del sistema. Laddove era necessario intervenire per dare un messaggio forte e magari fare da sponda a decisioni successive, prima ancora della fine dei processi, si è deciso di radiare. Per situazioni compromettenti, come quelle che tirano in ballo Pulvirenti e Manenti, e
che minano la credibilità del nostro calcio, si sceglie la linea morbida e fra cinque anni, entrambi potranno rientrare a pieno titolo nel mondo del calcio e continuare a fare quello che vogliono.
E qualcuno ritiene questa Giustizia Sportiva anche credibile. Una giustizia "domestica" che crea quei danni di immagine alla FIGC che Tavecchio pare voglia addebitare ad altri..
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