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          GLI ARTICOLI DI GLMDJ
Attualità di E. LOFFREDO del 14/10/2015 08:31:29
Cupole e innocenti cricche

 

Ma se Luciano Moggi da solo era una cupola (Giraudo quasi neanche ne faceva parte, vi è stato ricompreso per prossimità fisica), Infront che cos'è?

La cronaca di questi giorni, che si arricchisce di ora in ora, la conoscete tutti, ma è forse il caso di una repetita che può solo giovare nel cercare di intravedere qualcosa di più chiaro.

Infront, nasce per iniziativa di Philippe Blatter, nipote di Joseph presidente della Fifa (anche lui alle prese con qualche problemino...). La costola italiana è rappresentata dalla confluenza, nel 2006, della società Media Partners che diventa poi Infront Italy della quale rimane alla guida Marco Bogarelli, consigliere di Milan channel (carica che non sappiamo se conserva tuttora) e amico di Adriano Galliani.

Infront Italy fa il salto di qualità nel 2008, quando offre per al prima volta una cifra prossima al miliardo di euro per i diritti della Serie A. Non aveva ancora la certezza di rivenderli per mantenere gli impegni, ma sembrava abbastanza sicura di poter rientrare degli investimenti fatti. È un soggetto quindi che si presenta al mondo del pallone italiano come un ricco salvadanaio al quale attingere. Intorno ad essa si coagula un consenso sempre più ampio; anche le piccole società ottengono entrate per contratti di advisoring che prima non avevano. I presidenti di tutte queste società si ritrovano quindi a bordo della barca insieme a Bogarelli, Galliani e tutte quei soggetti che già erano vicini al patron del Milan (Lotito, Preziosi, Cellino finché c'è stato, Pulvirenti, Cairo, e altri). Tutti presenti nella Lega di serie A e che si sono "stranamente" ritrovati a sostenere la candidatura di Tavecchio alla poltrona di presidente della FIGC.

Inutile dire che sotto la presidenza Tavecchio Infront è diventato advisor anche della FIGC. Al tifoso non è difficile ricostruire il gruppo (molto ampio) di società che sono nella scuderia della società guidata da Bogarelli (anche lui tra gli indagati delle inchieste in corso): basta buttare un occhio alle pareti piene di sponsor che fanno da sfondo alle interviste o alle panchine delle squadre e verificare se tra uno sponsor e l'altro appare il logo dell'advisor.

Il fatto è che in un mondo come quello del calcio italiano sempre più in difficoltà nel reperimento di soldi e sempre più affamato di risorse, Infront da salvadanaio (introiti dei diritti TV) è diventata quasi un bancomat. E la società di Bogarelli non si è sottratta, andando anzi volentieri oltre quello che dovrebbe fare: vendere al meglio diritti TV per conto della Lega di A e cercare sponsor.

Quello che dovrebbe essere un interlocutore commerciale, attraverso prestiti (Preziosi) e anticipazioni di sponsorizzazioni (Paparesta) è diventato per la maggior parte delle società un partner con le vesti quasi del consorte. Oppure, per vederla dal lato delle società di calcio, un soggetto strumentale all'esistenza delle stesse, che opera in modo trasversale alle squadre di calcio, attraversandole e, creando un evidente interesse di gruppo, potenzialmente minandone la terzietà reciproca. Cosa quest'ultima che potrebbe creare sospetti in grado di far dubitare della reale e corretta contesa agonistica. Per dirla alla Lotito: chi desidererebbe giocarsela e correre il rischio che in Serie A rimangano Carpi e/o Frosinone a scapito di una squadra amica e che porta più abbonamenti da pay TV (quindi più soldi da Infront)?

Infront ovviamente ha avuto presto consapevolezza di quanto fosse essenziale per la Serie A (ma anche per la B e la Lega Pro) e ha cercato di prendere sempre più spazi. Qualche tempo fa infatti, appena dopo la cessione di Infront ai cinesi di Wanda Group, Bogarelli non nascondeva la possibilità (la volontà?) di entrare anche nel business della costruzione dei nuovi stadi: «La nostra nuova sfida è quella di coniugare il loro (di Wanda Group – ndr) know how nel box office mondiale e nell'immobiliare commerciale con le esigenze del caclio italiano che vuole rifondare gli stadi e anche il loro rapporto con i club per farne nuovi centri di business. Benissimo: noi sappiamo come si fa» (Panorama del 25 febbraio 2015, pag. 18).

Il problema è che forse ora anche l'Antitrust e la Guardia di Finanza vogliono sapere come fanno a creare questi centi di interessi economici. Di quelli coinvolti nel business per ora sono finiti sui giornali solo il sempre discusso Preziosi e l'ex arbitro Gianluca Paparesta, che non ha mai fatto chiarezza sull'acquisizione del Bari e dietro al quale già qualche tempo fa si sussurrava ci fosse Lotito. Guarda un po', sempre gli stessi personaggi e la stessa cricca. Ma le cupole (monosoggettive) erano altre...

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