Il 17 novembre, allo Stadio Dall’Ara di Bologna, si è giocata l’amichevole Italia – Romania. Chiunque abbia assistito al match, anche da semplice spettatore televisivo, avrà sentito il ritornello intonato dai sostenitori azzurri alla rimessa del portiere avversario. Il classico intercalare diventato un cult in tutti gli stadi italiani: “merda”.
Nessuno si è scandalizzato, nessuno ha polemizzato per la mancata educazione dei sostenitori della nazionale, nessuno ha fatto anche un semplice richiamo al coro tanto criticato.
Nulla a che vedere con la crociata etica contro i 12.500 bambini dello Juventus Stadium (Juventus- Udinese del 01.12.2013) che, dopo aver riempito la curva bianconera squalificata dal giudice sportivo, hanno voluto emulare gli adulti, urlando la colorita parolina ad ogni rinvio del portiere friulano.
In quel caso, oltre al richiamo polemico di tutto il mondo mediatico, il giudice Tosel, decise di infliggere una multa di 5000 euro a causa dei cori ingiuriosi rivolti dai giovanissimi sostenitori bianconeri al portiere dell’Udinese Zeljko Brkic. Un’azione rimasta unica, nonostante il coro sia ripetuto in ogni stadio, e da diverse tifoserie, non ultima quella che sosteneva la nazionale di Tavecchio.
Il “merda” urlato dai bambini è stato considerato un insulto da punire, quello urlato dai grandi no. Quale è la discriminante?
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