L'Italia è un Paese nel quale i fascicoli investigativi alla bisogna si aprono quasi da soli. Un Paese - dicono alcuni - in cui persino un avviso di garanzia non si nega a nessuno. C'è sempre un Guariniello, un Palamara o un Narducci di turno pronto a raccogliere questa o quella notizia di reato. Involontariamente (...) l'apertura di certe inchieste porta una gran notorietà. Ma questa non è voluta. «Piaccia o non piaccia» è così. A volte però si ha la sensazione che per alcune notizie di "ipotetici" reati le procure abbiano finito la carta per i fascicoli e i giornali esaurito gli spazi sulle pagine cartacee e online. Prendiamo ad esempio quanto emerso qualche settimana fa dalle carte dell'inchiesta su Mafia Capitale. Luca Odevaine, ex dirigente del Comune di Roma e uomo vicino a tutta la politica del Campidoglio, ha fatto verbalizzare che «dei vigili urbani facevano vigilanza ai figli di Totti, ma lo facevano fuori dall'orario di lavoro e venivano pagati in nero dallo stesso Totti. L'esigenza era nata dal fatto che era giunta una voce di un progetto di rapimento del figlio di Totti. Ne parlai con il colonnello Luongo dei carabinieri, il quale, tenuto conto della genesi e della natura della notizia, convenne con me che non era il caso di investire il comitato per la sicurezza ma che si poteva trovare un modo per provvedere». Volendo sospendere ora tutte le considerazioni sui rapporti d'affari e amicali tra Totti e Odevaine, ci risulta singolare che i pm che hanno ricevuto quella dichiarazione non abbiano saputo cogliere una notizia di reato (concussione? Corruzione? Evasione fiscale? Esercizio abusivo dell'attività di vigilanza?). Ci risulta, tanto per dirne una, che: «I dipendenti pubblici non possono svolgere incarichi retribuiti che non siano stati conferiti o previamente autorizzati dall'amministrazione di appartenenza». L'avvocato dello Stato durante una delle udienze del processo calciopoli per i pm Narducci e Beatrice usò a sproposito l'espressione «i due valorosissimi pm». Espressione che va invece senza dubbio utilizzata per chi sta cercando di scoperchiare il marcio che avvolge i rapporti della politica con alcuni esponenti del mondo degli affari. Il fatto però che, a quanto ci consta (saremmo lieti di rettificare), non si sia aperto un fascicolo sulla vicenda che sembra abbia riguardato il numero dieci romanista ci fa venire qualche perplessità. Per una vicenda che sarebbe degna di interesse investigativo e giornalistico si sta posando un silenzio che fa comodo solo ad alcuni. Questa che riguarda Totti sarà anche una piccola questione nell'insieme di tutto il malaffare che ha cominciato ad emergere, ma forse sarebbe ugualmente degna di essere indagata ed eventualmente chiarita. Forse si dissiperebbero quei dubbi che sono calati anche sul capitano giallorosso. Totti «non interessa»? Da tifosi scottati dall'indagine condotta a senso unico da Narducci & C. è difficile non pensare che si preferisca non indagare per non mettere in subbuglio la pancia della piazza romana. Si tiene forse conto di quell'altro ecosistema di grovigli e intrecci romani (e romanisti) in cui si può indagare sui santi ma non sui capitani. Meglio evitare sommosse popolari?
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