Il libro di Burdisso offre l’occasione per tornare a parlare di calciopoli che non finirà mai di essere foriera di argomenti. «
E sono rimasto deluso. Dopo che era stata scoperchiata la pentola, sarebbe stato il momento giusto per farsi domande – come dice il libro – e invece vinto il Mondiale non è cambiato nulla. Ad un certo punto sembrava che i colpevoli fossimo noi dell’Inter, invece di vedere ciò che era successo. C’era un lavoro scientifico: non il rigore contro, ma ammonizioni, falli. E alla Juve ancora espongono gli scudetti revocati: segno che non accettano di avere sbagliato». Questo il passaggio tratto dall’intervista della Gazzetta dello Sport a Burdisso del 4 dicembre 2015. Ovviamente Massimo Cecchini, autore dell’intervista, ha lasciato che questa frase riassumesse calciopoli senza nemmeno accennare a quello che in realtà ha rappresentato.
Una cosa è certa, e su questo condividiamo le parole di Burdisso: sarebbe stato il momento giusto per farsi delle domande che non avessero l’unico fine di demolire una squadra storicamente simbolo del calcio italiano. La realtà è diversa da quella che idealmente l’ex giocatore interista vorrebbe far apparire. E’ chiaro che avendo la possibilità di fare affermazioni senza il rischio di essere smentito, come tutti quelli che trovano vantaggio nell’utiliizzare calciopoli in modo colpevolista verso la Juventus, avrà voluto sfruttare l’occasione.
Chiunque, in buona fede, abbia soltanto avuto conoscenze sommarie del processo penale di calciopoli avrà avuto modo di verificare che
le accuse di «ammonizioni e falli» sono oramai un falso storico e che il coinvolgimento dell’Inter è acclarato sia dalla famosa relazione di Palazzi, sia dalle intercettazioni emerse negli anni in cui si palesavano anche rapporti con arbitri in attività. Quindi, tentare di apparire come vittime, ancora oggi, rimane solo un patetico tentativo per giustificare i mancati successi di quegli anni, come se fossero dovuti alla volontà di una divinità malefica senza tener conto del campo.
Ovviamente, ancora una volta, alla Gazzetta non interessa una corretta informazione ma solo mantenere le accuse verso la Juventus così come le hanno sempre volute.
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