Il calcio riesce a stupire ed entusiasmare, nonostante sia un giocattolo che ha perso da tempo quei valori di rispetto, fair play, di sana competizione, piegandosi a trasformarsi in un’industria anche poco produttiva per quel che riguarda la realtà italiana.
Le polemiche, gli spalti che si riempiono in occasioni più uniche che rare, gli stadi poco confortevoli, la violenza, le contestazioni, sono ormai gli attori principali che hanno sostituito le belle giocate, i grandi campioni, le piacevoli sorprese.
Piuttosto, laddove ci sono delle rarissime piacevoli novità (vedi Frosinone e Carpi), qualcuno le vede più come fastidiose rotture che svalutano il prodotto.
Chi lo vede come un business probabilmente può o forse deve ragionare cosi: io ho visto gente che ha pianto di gioia perché violare un Olimpico, semideserto finché ti pare, ma sempre il teatro di grandi match di calcio che conta nel corso degli anni, non è un’impresa da poco per una realtà di una piccola provincia.
Viene quindi facile, pur se per pochi attimi, fare pace con il calcio: solo per aver visto la gioia trasversale per generazione di una città, poco avvezza storicamente alla ribalta sportiva, solo perché a volte la sorpresa, ma anche la determinazione, la voglia di crederci, rende possibile a Davide di sconfiggere Golia.
Ed è anche una lezione rara e difficilmente ripetibile con costanza: il calcio dovrebbe ricordare certi doni, farne tesoro e crescere attraverso quei pochi valori che possono ancora salvarlo.
Grazie Spezia, grazie Alessandria.
La nostra pagina facebook
Il nostro profilo Twitter
Commenta con noi sul nostro forum!
