Il governo del calcio vuole riportare le famiglie negli stadi e, stando agli ultimi dati diffusi dall’osservatorio sulle manifestazioni sportive, c’è stata una “inversione di tendenza” con un sensibile calo degli episodi di violenza all’interno delle strutture che ospitano eventi sportivi. In realtà, basta guardare una semplice diretta di una partita della massima serie, si può anche notare un sensibile calo degli spettatori. Nella capitale ad esempio, complice una contestazione ad oltranza delle tifoserie di Lazio e Roma, l’Olimpico è stato pressoché vuoto da inizio stagione.
Aumentano le aggressioni agli arbitri nelle categorie inferiori e preoccupa il fatto che, nella maggior parte dei casi, a provocarle, siano gli stessi tesserati. Non ci vuole molto per capire che alla base di un problema sempre più solo italiano, c’è la mancanza assoluta di cultura sportiva.
Ogni cosa che gira intorno al calcio, dalla presentazione del match, con le statistiche degli “errori arbitrali” addebitali al fischietto designato, alle lunghe moviole e commenti che accompagnano ogni post partita, agli speciali dossier che avvicinano all’evento calcistico, ruota intorno alle “chiacchiere da bar”. Dirigenti poco capaci, alla ricerca della ribalta nelle cronache sportive, aggrappati al solito escamotage della sparata per catturare attenzione. Come se avere spazio su un quotidiano equivalga ad acquisire competenza.
Tutto questo parlare porta all’odio verso l’avversario, stimola la cultura del sospetto e allontana dal vero senso del gioco e della competizione.
Senza fermare la macchina del calcio e dello sport (la vera preoccupazione degli addetti ai lavori), non guasterebbe che, oltre ai controllo fuori e dentro lo stadio,
qualcuno prestasse attenzione per la comunicazione mediatica. Dei semplici provvedimenti, come delle regole a cui dovrebbero sottostare tutti quelli che fanno informazione, per evitare che anziché essere, così come appare oggi, una macchina di recriminazione per chi ha più influenza, si trasformi in uno strumento per educare ad una corretta cultura sportiva il grande popolo dei tifosi.
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